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La lirica di Claudia Manuela
Turco si presenta fin da una prima lettura caratterizzata da una forte matrice
visionaria, contrappunto ad una riflessione profonda che fa di questa scrittura
un vero e proprio intimo e personale manifesto.
L’oro e la ruggine sono due
elementi assai differenti che l’autrice accosta volutamente per evidenziare nel
loro confronto il paradosso di una preziosità che si fonde con la perdita di
purezza, la corrosione, l’occultamento di sé dietro una scorza consumata senza
svelare la vera identità del soggetto.
“L’aria è lava. | fragili piedi
sprofondano | su vetri aguzzi”: in questo come in altri passaggi dei testi di
Claudia Manuela Turco si ricava la sensazione dolorosa di un impatto cruento con
l’esistenza, in cui la violenza si fossilizza in “cicatrici nascoste” ma non si
annulla mai, nemmeno in una catarsi salvifica.
L’autrice spiega essa stessa
passaggi della sua lirica, consentendo al lettore di approfondirne le volontà e
seguirne i passaggi ideologici, strumento fondamentale di una poetica che vive
allo stesso modo di immediatezza e riflessione.
“Questa poesia, per più simboli
e specchi d’opera, non teme le verità naturali” scrive Domenico Cara nella
prefazione al libro; si riscontra sempre infatti nella silloge una sfrontatezza
dialettica che non ha paura di ciò che suscita, ma si riappropria con coerenza
delle possibilità di dire e insieme descrivere, obbedendo esclusivamente ad un
urgente bisogno interiore.
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Recensione |
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L’età dell’oro e della ruggine
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poesia
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| Autori |
| • | Claudia Manuela Turco |
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Edizione:
Laboratorio delle Arti
Milano 2005 |
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| Prefazione di Domenico Cara - pp. 60 |
| prezzo: € 8,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.7/2010
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