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La poesia di
Gabriella Villani introduce il lettore in un mondo concepito nelle sue minime
percezioni, catturato dalla emozione dell'autrice e trascritto con evidente
trasporto.
Siamo al
cospetto di una scrittura intima, personale, intrisa di quotidiano, che ha la
particolarità di trasmettere attimi vissuto con intensità, trasferiti nelle
parole con densa pacatezza.
La scelta dei vocaboli è scarna, ridotta a un linguaggio che manifesta
essenzialità e insieme una lucida forza, una coerenza espressiva che si
identifica in versi brevissimi, testi contraddistinti da una immagine che fa da
perno alla intera poesia: “fantasma
dalle linee curve | isola del diavolo | che appare di rado”:
un frammento di una lirica di Gabriella Villani ci riconduce a quell'universo
fisico a cui l'autrice dedica gran parte della sua poetica.
Luoghi e amore,
sole che tramonta e un trasporto emotivo che di volta in volta diventa volo,
richiamo alla tensione del sentimento, tentativo estremo di braccare il futuro.
In Gabriella
Villani appare costantemente la tentazione come contrappunto al fastidio di una
quiete opprimente e inopportuna; l'autrice invoca il “volare lontano”, quel
desiderio che determina il movimento degli uomini, pure nella incoerenza di un
percorso che fatalmente si conclude con la disillusione.
La nostalgia di
un amore trascorso è il tema fondamentale della poetica di Gabriella Villani,
aspetto in controluce di una lirica che si affaccia radicalmente nel mondo per
tuffarsi nella sua ineluttabilità e ricavarne immagini e tensione per farne
scaturire ancora un ulteriore e rinnovato significato.
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Recensione |
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Lo specchio in mano
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poesia
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| Autori |
| • | Gabriella Villani |
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Edizione:
Cleup Editore
Padova 2008 |
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| Con due lettere: "Caro Oddone" di Elvio Guagnini e "Caro Elvio" di Oddone Longo. Copertina e illustrazioni dell’autore - pp. 68 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.3/2009
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