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Luca Bresciani
racconta l'ossessione che trasmette nella sua silloge per sua stessa mano, nella
dedica che precede i testi raccolti sotto l'enigmatico titolo di Lucertola: “A
noi, rettili dannati che non smettiamo mai di cercare le nostre ali”.
L'acuta
razionalità che pervade la raccolta di Luca Bresciani è sintetizzata
efficacemente da questa netta frase che evoca il tentativo dell'autore di
acciuffare possibilità raggiungibili solo in volo, anche se la loro visione è
ben trasmessa sulla terra dove peregrinano “rettili senza ali”.
Per Luca
Bresciani le “ali” diventano le parole, adeguatamente autoritarie e critiche
verso un mondo efficacemente trasfigurato dall'immagine di una “lei” a cui
dedicare insieme incanto e rabbia.
Così nei testi
dell'autore appaiono scadenze e ritmi di un sentimento acceso e spento al ritmo
di una lampadina dall'interruttore autonomo e bizzarro, mentre di volta in volta
Luca Bresciani si riallunga nella pagina con versi scarni e contratti, molto
materiali nel tracciare l'essenziale di una carnalità sospesa tra incanto e
delusione.
Le immagini che
l'autore utilizza sono acute e forti, caratterizzate da una corporeità che
appare in molti altri esponenti della sua generazione. “Un nudo
cuore | tra costole di spume | in abbronzate pelli | d'azzurri capovolti”:
questo breve testo, dal titolo Irlanda, rappresenta la migliore capacità
identitaria di Luca Bresciani, che riesce a trasmettere nell'immagine la sua
visione personalissima del luogo circostante in metafore successive, contigue e
calzanti.
Rispetto ad
altri testi, in cui si evidenza invece un retorico e nostalgico riferimento al
più esplorato terreno della poesia d'amore, in questo si ravvisa una dote
descrittiva su cui Luca Bresciani potrà in successive opere lavorare
ulteriormente.
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