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Mito e contagio, omaggio a Joel-Peter Witkin

In questa opera teatrale, scritta da Giada Primavera e Liliana Ugolini, messa in scena dal gruppo “Cerimonie Crudeli”, si materializza il visionario mondo del fotografo Joel-Peter Witkin e la sua originale ricerca di bellezza nella corporeità dissolta.

I corpi manichini di Witkin, la loro ossessiva presenza tesa a raccontare una dimensione onirica trascinata nel dramma esistenziale, si collegano alla narrazione poetica che le due autrici sviluppano attraverso la rievocazione di quattro figure femminili sospese tra mito e contemporaneità.

Circe, la Valchiria (raccontate da Liliana Ugolini), la Bambola e l’Attrice (opera di Giada Primavera) sono le ancelle di questo tempo, le voci che declinano l’ansia sofferta della loro volontà espressiva che scardina ogni consuetudine formale e alimenta – come accade in Witkin – la “distorsione” del corpo come strumento necessario di esperienza.

Immaginario e reale si confondono in questo percorso ricco di input e densità artistica, dove la fenomenologia femminile intercetta la possibilità di una interpretazione più profonda e macerata della storia, dei suoi corsi e ricorsi.

Allegoria e sacralità si raccolgono nei versi accogliendo la dimensione più ampia di rappresentazione, dove immagine, testo, scena e musica consistono e coesistono con la medesima intensità; come dice Alessandra Borsetti Venier nella prefazione al testo, siamo al cospetto di una “scrittura-azione”, in cui esplorare la possibilità di “una richiesta di senso, di comunicazione con il mondo esterno, per scambiare materia ed energia”.

Una esperienza che racchiude in sé le necessità più intime di questo “contagio” fatto di flusso emozionale e incanto scenico.

Recensione
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