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Filippo Giordano raccoglie con
questa silloge testi scritti tra il 1973 e il 2008 che tracciano il percorso
dell’autore, caratterizzato dalla ricorrenza di una natura fortemente
interiorizzata e intensamente rappresentata.
Specialmente il valore
naturalistico del paesaggio siciliano viene qui interpretato come equazione di
senso, passaggio intimo della percezione che si alimenta del contesto ambientale
per trovare una più realistica forma di espressione.
“La vigna data in pasto alle capre | il rancore duro come la pietra e
chiuso | come frutto di castagna dentro il
riccio | che si apre a maturazione | vendetta del contadino sul pastore.”:
Filippo Giordano dischiude di plurimi significati lo spaccato intenso e aspro
che attraversa la sua visione, alimentando in questo modo la propria dimensione
emotiva.
In tutti i testi dell’autore, da
quelli più antichi a quelli più recenti, si assiste ad una tensione forte che
contraddistingue le immagini allestite da Filippo Giordano, strumenti per
raccontare il duro paesaggio siciliano sospeso tra realismo quasi grottesco e
immaginario simbolico di un tempo che si ferma, impermeabile al fatalismo
contemporaneo.
“Per questo il pittore distende | coltri luminose di tetti | a chiudere il tempo i gabbie di luce”:
allo stesso modo del “pittore inventato” da Filippo Giordano, l’autore percorre
e attraversa la propria madre terra, interpretandola in visioni di spiccata
autonomia emotiva, abili nella sintesi a calarsi in una scioltezza
versificatrice svolta attraverso metafore efficaci nient’affatto artefatte.
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