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In una antologia che raccoglie autori di corrente ermetica, Gianfranco Vinante si evidenzia per la sua peculiare ricerca nel linguaggio poetico che non eccede in uno sperimentalismo fine a sé stesso.

Come dice giustamente Rodolfo Tommasi nella sua nota introduttiva, l'opera di Vinante rappresenta una ulteriore spinta aggiuntiva di immanente intensità, che trae spunti e forza da un lungo lavoro di versificazione maturo ed attento alla tradizione, ma originale nel suo svolgimento.

“L'accaduto, della sua ombra | che si sfoltisce e rastrema, presto | fa impronta timida di lama | che pure incruenta, abbrividisce”: l'autore esprime senza enfatizzare il travaglio più imperscrutabile dell'animo umano, la metafora della coscienza che appare, illude, e si “rastrema” in una apparizione che alimenta con la sua stessa immagine i motivi del suo esistere. Gianfranco Vinante utilizza un linguaggio affilato, sottile e acuto (verrebbe da dire “lama”, appunto) con cui compie non solo un viaggio di ricerca estetica ma anche un percorso emotivo ed esistenziale di sicuro spessore, orientato non solo a portare avanti la tradizione ermetica ma a contraddistinguere la propria lirica con una netta vivacità espressiva, l'utilizzo di nuovi accostamenti e una rivisitazione originale dell'estetica poetica che si rifà all'ermetismo e al suo grande padre Ungaretti.

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