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La parola
“saudade” ha una difficile traduzione in italiano.
Come l'autore
stesso spiega nel primo capitolo del romanzo, il suo significato non si
esaurisce nella definizione di “nostalgia”, perché si rivolge a qualcosa che
ancora esiste e non è ineluttabilmente trascorso. Non prevale cioè
nel sentimento della Saudade il senso dell'assenza, bensì quello della
mancanza: le immagini di ciò che si è lasciato sono vivide e rappresentano un
tempo ideale in cui “cose” trascorse acquistano struggente vita: “cose” legate
alla terra che si è lasciato.
Il termine
“saudade” è stato spesso utilizzato per indicare quel senso di tristezza che
coglie i calciatori brasiliani andati a giocare lontano dal loro paese; per
Loncrini diventa lo stratagemma per raccontare una terra, il Brasile,
cogliendone uno spaccato originale e ricco di umanità: non più, o meglio non
solo, il luogo di favelas e baraccopoli, ma anche territorio di consapevolezza
che attraverso la protagonista Sabina ci viene mostrato in un ritratto toccante
ma mai pietistico.
Il pregio del
romanzo è non cedere alla tentazione di avvincere il lettore attraverso un
racconto “facile”, ma di formulare una trama autonoma rispetto ai temi che
tocca; la speranza e la volontà di riscatto che permeano il racconto sono un
valore aggiunto alla scorrevolezza e alla maturità espressiva di Loncrini,
particolarmente abile nel coinvolgere il lettore senza sentimentalismi.
Da sottolineare
anche la capacità di strutturazione dei dialoghi che definisce al meglio lo
spessore dei personaggi, con particolare attenzione ai bambini, sicuramente tra
i più difficili da far esprimere.
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Recensione |
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Saudade, una ragione per tornare
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narrativa
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| Autori |
| • | Gian Luca Mario Loncrini |
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Edizione:
Edizioni Libreria Croce
Roma 2008 |
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| Prefazione di Sergio Paronetto. Illustrazione di copertina "Sabina" (2008) di Ezio de Grandi - pp. 288 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.7/2008
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