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Luisa Frosali affronta nei tre racconti che compongono Vortice il tema dell’erotismo femminile, descrivendo donne giovani alle prese con i reconditi aspetti di un desiderio che tentano di esplorare fino in fondo, fino a quando si ritrovano loro stesse a confronto con la propria, più intima interiorità.

Come ricorda Massimiliano Del Duca nella prefazione al libro, Moana Pozzi ha affermato che “l’osceno è il sublime”, avanzando una provocazione su cui Luisa Frosali costruisce la motivazione dei suoi testi.

L’oscenità, la traduzione letterale dell’erotismo più sfacciato, diventa per l’autrice strumento di verità per svelare le sue protagoniste, quasi ossessive nella loro ricerca di desiderio, imperscrutabili seduttrici della figura maschile.

Come l’occhio su cui non si abbassa ma la palpebra di Alice (uno dei suoi personaggi), uno sguardo insistente che non smette di vedere e che suscita l’imbarazzo e il fastidio degli altri, le donne di Luisa Frosali non rinunciano ad esplorarsi e ad esplorare, attraverso il viaggio del proprio corpo nel corpo altrui, sfatando le pretese di un perenne legame tra sentimento e desiderio.

L’oscenità è dunque mitigata dall’aspetto concreto di questa ricerca, così il lettore non “guarda” la fisicità talora feroce che viene trasmessa nei racconti ma riabilita il concetto di corpo e di possessione.

Alla fine la sessualità diventa la strada per giungere al sé più proprio e intimo, pur in una lecita e quasi inevitabile lotta con le convenzioni e il perbenismo.

Recensione
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