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Nell’immaginario collettivo, i filosofi sono certamente l’antitesi del sesso… Le loro menti infatti, perse in complicate riflessioni metafisiche, sembrano lasciare poco spazio alle fantasie erotiche!

Cosa succederebbe, invece, se anche i filosofi facessero sesso? Ce lo spiega Giuseppe Contra in questa singolare storia, ambientata nel clima sempre un po’ festaiolo dell’asse Bologna-Riviera romagnola. Già il fatto di unire il sesso alla filosofia è un’operazione letteraria piena di rischi… quando poi si parla di Platone, Nietzsche ed Hegel tra una prestazione sessuale e l’altra, questi rischi crescono in modo esponenziale.

Invece, Contra riesce bene, anzi molto bene nell’impresa di amalgamare gli ingredienti di questo cocktail davvero singolare. Il segreto della sua ricetta è tutto racchiuso nel distacco, anzi nel disincanto: quel particolare approccio alla vita che evita di prendere tutto troppo sul serio e nel tutto di Contra non c’è solo il sesso, espressione massima della corporeità maschile e femminile, ma anche la filosofia, espressione massima della capacità della mente umana di elaborare il pensiero. Che cosa unisce il sesso alla filosofia è presto detto: l’interpretazione in chiave oggettiva e, quindi, filosofica del comportamento umano che sta dietro al divenire della vita e gran parte di questo divenire è mosso proprio dal sesso. Il sesso considerato non solo come elemento di piacere fine a se stesso (attraverso cui, ad esempio, tutte le puttane della storia esprimono il loro diritto all’auto-determinazione e all’auto-coscienza) ma anche, e diremo soprattutto, come fine per la procreazione (attraverso cui si manifesta il grande mistero della vita). Significativo, a questo proposito, è il brano della storia di Contra che spiega l’essenza stessa del sesso e la forza del richiamo sessuale: “Ora, se per ipotesi si decidesse che la riproduzione debba avvenire attraverso una stretta di mano, proprio tale stretta dovrebbe essere maggiormente connessa alla sacralità somma, ovvero da essa protetta mediante tabù e castighi divini, in quanto precisamente lì andrebbe per forza di cose inserito il trucco finale: scoperto il quale, finisce il gioco. E se il gioco finisce, che resta?”

Si capisce, allora, che quella di Giuseppe Contra è una storia veramente “sui generis”. Non un trattato, non un saggio ma neanche un romanzo, alla fine, nonostante la storia sia sostenuta da una solida trama: la maturazione sentimentale di Rob, che passa attraverso molteplici esperienze sessuali, quasi tutte a pagamento…

Recensione
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