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iN dIES
di giorno in giorno

Parva carminum fragmenta

In dies
Book Editore, Ro Ferrarese 2011.

° ° °

Al mio tenero compagno di vita Ettore D’Alia

En su mundo no hay nombres ni pasado
Ni porvenir, sòlo un istante cierto

(da: L’Altra Tigre di J. L. Borges)

Temporis fragmenta

La terra sprigiona oggi un profumo
d’antico e di nuovo
che coniuga il tempo
e lo annulla
nell’attimo che si dilata in eterno.

Segmento di Tempo

Segmento di tempo
ti attende
nell’aspra fatica
dal buio di una caverna
alla luce di una candela.
Non procedi per salti
protetta
dalla maschera antica,
trainata
dalla nostalgia
dell’innocenza perduta,
ora ti avvii spedita
verso l’uscita
consapevole dell’appartenenza
al mistero dell’inconoscibile
là dove una scintilla
rischiara la foce.

Il testimone

Non è che un soffio di vento
la vita ai mortali
violento, improvviso
ti confonde ti inebria
ti scuote o lieve
ti accarezza:
se ascolti là dove un nome
su una lapide
annerita dal tempo
tace per sempre
il vento ti racconterà
lo stupore degli uomini:
il levarsi del sole
l’azzurro del cielo
l’ondeggiare degli alberi
la distesa del mare;
l’attesa vibrante
della stretta di mano
di un amico,
dell’abbraccio
di un amante;
la gioia il dolore,
la pietà, la nostalgia
della bellezza
nell’imperfezione dell’esistere.
Lì saprai che hai ricevuto
il testimone
per continuare il viaggio
spinto solo
da un soffio di vento.

Il pellegrino
cantando il dolore
brucia la vita

Il poeta

Al fuoco della tua vita,
poeta,
rapisci a volte una scintilla
nell’attimo che si consuma,
rubi al sole
un riverbero di luce
per un’immagine vivente
nel trascorrere del tempo.
Sulla tua tastiera cerchi
parole che ti salvino
se sul tuo foglio bianco
non appassisce il petalo d’un fiore
all’apparir d’un nuovo giorno.

Sotto la neve
il tempo in ginocchio
dorme e tace

Verifica

Si chiude il cerchio
all’orizzonte
alba e tramonto
inglobano il giorno
Sul tuo battello
spettatore stupito
del miracolo inatteso
(il calice è vuoto
e l’arsura più
non ti tormenta)
guardi nella dissolvenza
immagine d’acqua e di fuoco.
Nell’eternità di un istante
si apre il sipario:
protese le braccia
trattieni il respiro
e timidamente con la mano
tenti la verifica
della sua consistenza.

Col cuore altrove
le tue labbra dicono
parole vane

Clown

Il tuo dolore illacrimato
legato da catene
straziato da lacerazioni
umilianti
è piaga invisibile.
Col tuo sorriso
stampato sul volto di carta
con occhi da miope
ti muovi
nell’eternità dell’essere
quasi spoglia di larva
in riva ad un ruscello
trattenuta da un filo d’erba
mosso dal vento.

Sinfonietta di primavera

Nodo d’amore
piega la ragione
soverchia la mente
l’eternità del sogno

Trama di canti tra terra e cielo
nell’aria del mattino.
Mille fiori nei campi verdi
un geranio rosso
sul tavolo della mia cucina
un cinguettio nuovo
sul davanzale della mia finestra.

Nodo d’amore
piega la ragione
soverchia la mente
l’eternità del sogno

Se il cerchio si chiude
non tace la melodia;
mille ali di farfalle
in anelli dorati
raccontano la storia
dell’ amore nell’eterna
Pasqua d’ogni primavera.

Al poeta amico

Al di là di questa siepe
vento d’eternità
nelle sue ali spira,
spazi sconfinati
nei suoi occhi s’annidano,
dolore dell’assenza
nel suo cuore si nasconde.
Il suo pensiero si fa
struttura del mondo
quando indaga in volo
solchi scavati
dai suoi piedi nella terra.
Ma impervio il cammino
ignota l’uscita
nella sintassi delle sue parole
nel buio che maschera
il crepuscolo di ogni fondamento.
Quanto a me
riprendo il mare
per ascoltare il dolce canto
delle bionde sirene
legata all’albero maestro
della mia nave
nell’estasi irrisolta
del mio sognare.

Alla nascente luce

L’ultimo grillo canta
alla stagione che muore
nel vicolo ancora buio.
Come insolente appare
ora che non è più silenzio!
Già i primi rumori del mattino
fendono l’aria brumosa
anche la crescente luna
lenta s’avvia al tramonto
e le sue sorelle aduna.
E’ uno sbattere di portiere,
un calpestio di passi frettolosi
sul ruvido selciato della notte;
io ancora immersa
nel chiarore soffuso dei miei sogni
guardo e cerco
fuori dalla mia finestra……
ma il grillo canta…
canta ancora
al ritmo di una chitarra sorda
nel vicolo buio
alla nascente luce.

Fiori di pietra
giorni da tempo svaniti
a che picchiate?

Lapis Niger

Sull’antica lapide
crepe profonde
scavate dal tempo
scopre
la luce radente stamattina:
la lacerazione d’ ogni addio,
la nostalgia di un viaggio
che si consuma
nell’universo senza fine,
la storia incompiuta
di una vita che finisce.
Forse
tra il levar del sole
e l’ombre della sera
la vita è solo breve pastura:
una mano sull’erba fresca
di rugiada
un tuffo nell’acqua
del tuo mare
e poi scende la sera
sull’orizzonte ancora gravido d’azzurro
ai tuoi occhi accecati dal chiarore
di un’alba….. senza fine.

Il giardino eterno

In mare aperto
ti assale ancora la nostalgia
del dolce veleggiar per coste
ad un passo dal porto sicuro
nella terra promessa
dove solevi depositare
l’ingombro del bagaglio
e libera d’ogni peso
ti abbandonavi al naturale approdo
tra i pastori antichi di Teocrito
là dove tra sponde erbose
i ruscelli han vera voce
le ninfe corteggiano i sogni
in eteree danze,
la morte necessaria metamorfosi
è speranza di futuro.
Tra boschi e verde pastura
nel cerchio di luce
dell’eterno giardino dell’amore
il profumo di labili fiori
penetra la tua essenza d’infinito.

Non serve bagaglio

Non serve bagaglio
all’infinito eterno nulla..
Apro le mie mani al cielo
e mi consegno fragile e nuda
senza forma al notturno chiarore delle stelle
libera come bionda distesa di grano
leggera come brezza del mattino;
sorrido ai semi marciti
che danno frutti novelli e profumati,
all’albero in cima alla collina
che nella notte buia
piega la sua chioma al vento

Geroglifici di neve

Dal grembo umido e caldo della terra
da una stretta e buia crepa
acqua
sgorghi fragile e indifesa alla luce
ti fai strada trepidante nel pendio
in pozze di specchi trasparenti ti disperdi
precipiti in ripide cascate;
lungo il cammino scavi il tuo solco
aggiri i macigni levighi i sassi
dai vita ai semi che incontri sulle rive
poi mentre sorridi al vento
che ti sfiora a primavera
scompari improvvisa nell’ignoto degli abissi .
Nell’aria lasci solo geroglifici di neve.

Il battito di un’ala

Vela abbandonata al vento
ala di rondine ancora sospesa
filo di seta sfuggito alla conocchia,
all’alba di un nuovo giorno
respiri l’aura di una libertà assoluta
mai conosciuta:
È un respiro profondo
nella solitudine dell’ora
nel silenzioso battito del cuore.
Forse anche tu
nella libera essenza della vita
nella pienezza dello spirito
dimentichi la mutilazione
se conosci un istante
                            d’eterno
più forte d’ogni abbandono.

A’ rebours

Gravido di pioggia
il cielo di questo aprile,
le gemme ancora chiuse
tessono trame di memorie
mentre con gli occhi
invetriati dal dolore
mi ritrovo
a contemplare il mare:
brevi le notti e lunghi i giorni
quando non c’era paese
che non visitassi
inseguendo le nuvole
in cammino.
I monti fino al mare
erano linee d’azzurro
tagliate dalle ali dei gabbiani
e il cuore,
sospeso nel mattino,
intrecciava con le rondini
i suoi voli.
Cavalcavano i pensieri
imbizzarriti
e ogni alba era un tracciato nuovo
ai tuoi occhi limpidi e sereni.

Ala trasparente

Ti riconosco
fiume invisibile
nell’eternità delle tue creature
nei solchi terrosi
della storia non conoscibile
nell’Uno nel Tutto.
Ti frazioni e ti moltiplichi
nella non appartenenza
mistero dell’essere
verità vivente
avara di rivelazione.
La forza della tua luce
abbaglia la mia vista
armonia d’arpe celesti
ottunde la mia mente.
oh! il dolore dell’inesprimibile.

Costruzione infedele

Non divora la fiamma
della notte
il buio del mistero,
un baleno un istante
provoca il pensiero
torce il desiderio
e lo inchioda
in un gorgo di parole
nella spirale dell’inestricabile.
E’costruzione infedele
di verità parallela
regina dell’inafferrabile
visione
di parole deragliate,
realtà sopravvissuta
al naufragio della comprensione,
oceano di vita inviolata,
tormento di abissi bui
popolati da sfere misteriose
di rose e di promesse
dai petali corrosi.

Cerchio di luce

Si restringe giorno dopo giorno
il cerchio di labili fiammelle
dove falena di sogni
muovevi le tue ali.
Ora nei tuoi occhi stanchi
una sola fiamma brilla ancora
e all’orizzonte
nel crepuscolo inoltrato
tinge di rosa il tuo cielo cinerino.
Vicina è ormai la notte.

Fratello

Consumo la cera assegnata
nel vento delle stagioni
mentre regolo il passo
sui sentieri dei giorni
andando
nel frastuono insolente
per silenzi
vaghi del passato
incerti di futuro.
La fiamma rischiara
sempre meno
fratello
i tuoi occhi chiari
frugano nel cuore
che non racconta più
pudico
il dolore dell’assenza.

Il sole dorme
oltre la coltre fitta
di nuvole buie

La rete del mercante.

Nel trambusto ciarliero
di questa umanità smarrita
erba strappata
alle sponde ridenti del tuo fiume
dove lieve la brezza
ti sorprendeva a salutare
l’acqua limpida e la luce chiara,
imprigionata ad un sasso
ti ritrovi
nel tepore del mattino
sul greto fra pesci asfittici
agonizzanti nel brodo inquinato
di questa civiltà di mercanti.

Pronta a pagare
il biglietto del ritorno
attendi nel silenzio
le oceanine ninfe
che ti conducano al mare
nel lieve dilagare
del suo morbido abbraccio.

Falce di morte (La guerra)

Presaga d’ogni male
nel sangue che si gela
falce di morte
con la tua lama lucente
e insanguinata
avanzi sulla terra.
Quando poi l’atro destino s’è compiuto
oh uomo infelice!
massacrate invano sono le tue membra
confusa la tua mente
non recuperi bandiera
coi suoi colori accesi
pel tuo popolo esultante
ma straccio livido d’odio
lacerato sul pennone
del tuo muro di livore;
poeta non odi più
dolci suoni dalla tua cetra
non canti
ma campane a morte
dal campanile del tuo cuore stanco.
Misero chi non assapora il miele
del perdono
cieco chi non vede il panorama
di speranza
pianta di nuovi e dolci frutti
nel verde campo della vita
non ode la dolce musa
che invano batte alla sua porta.

Maschera di neve

Se in volo
seguo il corso del tuo fiume
vedo l’acqua
scorrere impetuosa
per aspri dirupi
fra nuvole di bianche perle
acquietarsi poi nell’ansa successiva
fra margini di dolci rive
erbose senza tempo.
Quale mostro s’annida
negli anfratti del tuo letto?
Il suo urlo squassa improvviso
dal limo le tue placide acque
s’ annulla poi nel vuoto
di lunghissimi silenzi.
Se una maschera di neve
cela il tuo nascondimento
tra le sue scaglie cristalline
iridescenti raggi di luce
abbagliano la tua vista.
Il sole cocente brucia
le ultime stoppie
e lascia inariditi i campi
dopo la raccolta.

Vento di scirocco

Scuote
nell’inganno di maggio
il vento di scirocco
impotenti e fragili rami
d’alberi nodosi
nell’intricata foresta
di passi perduti;
raggi di luce
violano chiome fitte d’ombra,
lucente la scura torba
di foglie vecchie appare quando
il giallo strisciante vorticare
anche l’erba novella cela;
senza un lamento e senza pena
come cicala d’agosto
che infastidisce il sonno
ti ritrovo
luogo segreto ora sfumato
dai contorni incerti.
Resta la chiarità
di una innocente melodia
eco d’armonie
di curvilinei aerei mondi
sospesi nella celeste
trasparenza del primo mattino.

Oltre il rumore

Sulla strada sbarrata
da siepi irte di spini
nell’inestricabile groviglio di sentieri
grave macigno
è avvertire oltre la notte
il buio fitto
del precipizio eterno.
Eppure….. nell’attesa
in questo anelito d’infinito
nel respiro del silenzio
oltre il rumore dell’umano
cavalco ad occhi chiusi
la luminosa scia
dei leggeri cavalieri di Pegaso
oltre le nuvole
intorno alla bianca luna;
nel tremante bagliore
della notte chiara:
sbriciolata è la materia
dell’involontaria appartenenza.

La Madre

Ignara e inconsapevole fanciulla
l’innocenza dimora nel tuo grembo
in cui natura nascose
il suo segreto:
l’arcana impronta di Dio
riconoscibile all’infinito.
Della terra immagine
regina altera e umile
ti fece la natura.
Tu madre poi
consegni il figlio tuo
perché si compia
l’inevitabile destino
scompari lasciando
la tua impronta di dolore.
Questo è il destino d’ogni donna
chiamata ad accogliere senza pena
vita e morte
l’essere e il non essere.

Il silenzio della luna

La magia della parola
è nascondimento
disvelato,
urlo di negazione
e di ricreazione.
Cerchi il tesoro
vagheggiato
mentre tendi le tue mani
nel notturno chiarore
della bianca luna.
Ti trattiene sull’illimite confine
di un’unica promessa
l’enigma di un Volto,
nel blu tacito della notte
l’eco dell’ineffabile silenzio.

Nell’attesa del Natale (giorno della mia nascita)

Non l’attesa che brucia il tempo…….
veleggiare l’oceano dell’attimo
l’infinito dell’istante
che si fraziona in una costellazione
di illimitati spazi
nel viaggio senza meta
senza sosta
in questo vortice inebriante di vita.
Tenero e suadente
il bocciolo d’un fiore
non attende la stagione futura
gode della sua primavera
e nella calda estate
i suoi petali dischiusi al sole
non soffrono la pena
la nostalgia
dell’essere altro;
non porta l’orologio
misura
della caduca precaria stagione;
si abbandona alla luce del giorno
e nel silenzio stellato
assapora della notte il dolce riposo.
Nel rigore del mio inverno
non desidero
la fine del viaggio
il compimento del futuro
mi attende ancora
l’ultimo istante
l’ultimo mio dolce vagar

Nel crepuscolo

Oggi asssolutoria
mi giunge la Tua voce
una e segreta.
Un fremito d’ali delicate vibra
nella luce crepuscolare del giorno
in questa incerta attesa d’infinito.

Sulla terra divenuta tacita

Sulla terra divenuta tacita
per un istante,
sentirsi soli nel grande deserto
liberi dai bisogni,
ignorati, stranieri,
è andare
ascoltando il silenzio
nella ricerca di Dio

Attesa

Sul pendio d’una collina
sulla strada che porta al mare
ancora a volte mi fermo.
L’acqua agitata dal vento
si scaglia contro la scogliera
con la sua furia devasta
e sbriciola anche le pietre.
Poi quando il vento tace
il manto di seta
nasconde nel suo silenzio
il segreto di vita e di morte.
Niente ti racconta
quando accarezza le sponde levigate
e sfiora la scogliera.
Forse
nella sospensione del tempo
prefigura l’ampio respiro
dell’estasi divina.

Mi tufferò ancora nell’onda
quando torna il vento
e negli abissi del suo mistero
cercherò ancora traccia del mio dolore?
forse sulla riva
come alga prosciugata
al sole siederò
aspettando da Te l’ultimo premio.

Faro di bianca luce

Faro di bianca luce
nel buio profondo della notte
l’occhio indifferente posi
su chiome d’ alberi imbrunite
abbandonate pazienti
al silenzio della notte.
I miei occhi,
svanita l’innocenza
rubata ogni gioia,
smarrita nella nebbia la speranza
vagano nelle chiare luci
della notturna volta
cercando senso e ragione della vita
in questa settimana santa
tempo del Tuo e del mio dolore.
Usa l’uomo
protervia e orgoglio
nei sentieri di una libertà
arbitra d’ogni ingiustizia.
Oltre la coltre d’indifferente crudeltà
nell’ancestrale violenza
nella giungla d’interessi
della quotidiana necessità
cerco ancora nell’umana effigie
il Tuo volto d’amore.

Eden Perduto

Dall’albero antico
dalle sempre verdi foglie
solevi trarre
fulgido di sole e di promesse
il pomo
per la tua sete e il tuo orgoglio.
Vigile il Guardiano
sui tuoi occhi pose
con attenta mano
la benda opaca
del dolore e dell’assenza.

Solo una pioggia
di lacrime roventi
scioglie la neve

Confiteor

Forse un giorno
incontrandoti Signore
come scusante del suo dolore di vivere
il poeta
addurrà il canto delle sirene
lo sciabordìo dell’onda
che nelle notti d’estate
lieve accarezza la sponda.
Cercherà genuflesso pietà
nei tuoi occhi severi
pietà per il rifiuto della viltà,
per l’intolleranza della stupidità,
per il fastidio dell’ ignoranza,
per il disprezzo della cupidigia
Forse… anche…confesserà
la speranza d’amore
accarezzata
nell’ascolto suadente di voci
eco di mondi lontani
risonanti ancora
in antiche pieghe della memoria
tra frange di nuvole
diradate dal vento.

Conciliazione negata

Non sapevi di questo esilio
nel nulla che naviga nell'aria
Non sapevi...
inseguendo il profilo delle cose
intravisto nella luce del mattino
tra ciotoli smaltati di certezze.
E li chiamavi con i nomi
che ti suggerivano,
scolara del mondo,
le tue attese.
Erano sapienza amore bellezza
libertà e poi...
hai voluto cercare all' interno
delle evanescenti linee
tracciate all'orizzonte
corpo sostanza materia;
non trovasti se non cocci
dispersi dal vento
tra nuvole di pianto.
Ora
nel labirinto della tua coscienza
la cecità nasconde la desolata verità
di questo andare.
Ti resta.... ancora a tratti
l'illusione
di accecanti bagliori
nel frastuono del pianeta muto
rassegnato e senza storia.

Diei ruit lux

Se ti volti a guardare
non vedi che fitta tenebra
novello Orfeo,
l’oro dei suoi capelli
fumo grigio
si disperde nel silenzio
della non esistenza;
dinanzi a te
un tracciato evanescente lubrìco
verso una voragine
nel buio di una notte senza fine;
diei ruit lux
la nebbia avanza
alle tue spalle,
col suo fumo
ha già ricoperto
anche l’istante
che credi t’appartenga;
la giovinezza
è un soffio
l’oblio ad altri
destina il giorno.
Eppure sai che
questo sentire,
questo privilegio
d’infinita dolcezza,
questo levitare del corpo
nello spazio,
questa dilatazione
della tua energia
nell’infinito
è la sola eternità dell’essere
il supremo atto d’amore
l’anello con l’eternità.

Vela trasparente

Vela trasparente senza barca
smarrita nell’oceano del silenzio
stringo in un abbraccio
il Tuo affabile messaggero
che mi svela in un sorriso
il mistero dell’esistere:
la perfezione dell’appartenenza
la verità della parola
la forza sovrumana dell’amore
la fede nello spirito universale.

A sera

Al limite del sogno
mentre il sole scompare
all’orizzonte.
sine materia
pura essenza
immemore
del baratro del niente
del buio della notte improvvisa
non è più voce
né parola
che dica
l’ineffabile gioia
nella tua vertigine
d’infinito.

L’anello che si chiude

Nuvole basse
all’orizzonte
ultimi bagliori d’arancio
colorano il tramonto
della vivida fiamma dell’alba.
Provvida l’eternità
di questo istante:
nella magia del silenzio
l’anello che si chiude
sacrifica
sull’altare della speranza
la consapevolezza della fine.

Alba chiara (all’amico Ettore ascoltando Brahms)

Quando le ombre della sera
scolorano le cime dei cipressi
il tuo pianto si fa canto
nenia d’amore che ti culla
e la mano tesa
sull’ala della nostalgia
vagheggia una gioia perfetta.

Stridono le imposte
della finestra battuta dal vento
piange l’allodola sul tetto.
L’alba chiara
s’addensa in nuvole d’acciaio.

Ma…..sul far della notte
quando si placa il vento
la sua corolla purpurea
dischiude
il gelsomino notturno
e all’aria di un’alba nuova
consegna il suo profumo.

Lungo il viale degli ulivi

Lungo il viale degli ulivi
nel largo sereno
tra timidi fiordalisi
erbe selvatiche e spinose
s’allontana
la quotidiana necessità del vivere
tace la storia;
l’anima dilatata
ai bordi del silenzio
nell’argenteo intrigo di rami contorti
il mistero dell’umano esistere
accoglie
nell’ora che declina
verso il blu cobalto della limpida sera.

Fra le tue braccia

Oblitera il biglietto di cartone
il necessario dolore d’esistere.

Io da questa danza andando in cerchio
caròle di fiori trarrò dalle tue braccia:
la tenera emozione del calore del tuo petto
il pulsare forte inatteso del tuo sangue
l’abbandono di ogni memoria
il turgore di un tenero fiore appena colto.

Come angeli caduti in un vortice d’ebbrezza
nell’eternità di un istante
la morte e la vita si prenderanno per mano.

Nelle tue pupille avvertirò
il nulla senza confini
nell’eternità dell’ essere
l’umano sentire.

Gocce Distillate

Oh! fiume
fiume della mia infanzia
non farmi più guardare nello specchio
il riflesso distorto
di un prosciugato scheletro,
sciogli i ferrei nodi
che serrano la parola.
In piedi sul cementato muro,
bandiera o se vuoi emblema
sfilacciato da vecchi e nuovi strappi,
fammi guardare
nel limo del tuo letto
dove con i detriti d’acqua stagnante
si nutrono gli anfibi:
sotto le macerie
schiacciata dal tuo peso
con occhi nuovi e ruspe nelle mani
voglio snidare il verme della vita.
Se poi domani
della tua acqua gocce distillate
vuoi cedere alla terra,
in rivoli sotterranei di parole
trarrò
l’umana
tersa fatica
di questo claudicante andare.

Il salto lieve

Profumo sensuale
dal tuo cuore di luce
dai petali candidi
nel sole
di questo autunno.
Con un salto lieve
di farfalla
adagiata sul pavimento
regali ancora
la grazia delle tue forme,
il profumo delle caldi
notti d’agosto
ignorando l’imminente fine;
mi dolgo io
che nell’assurda
ricerca senza fine
indago il prima e il poi
e continuo a chiedermi
perché non sorrido
al tuo salto lieve
di farfalla.

Il Varco

Coltre di sabbia
del deserto
stende
questo vento d’aprile;
sipario
intriso di fango
offusca
il tuo orizzonte;
la recita è conclusa:
l’eco riporta commosso
l’applauso degli amici
non più dolenti;
nello spazio circoscritto
si apre
il tuo varco,
il pensiero continua
il viaggio
su un ponte
di travi sconnesse.

Linea di confine

Sulla questa linea di confine
nella chiara fissità delle notti d’agosto
è un coro di grilli innamorati
che assordano il silenzio profondo della sera.
Ogni volo io mi raffiguro
a intrecciare linee di dolce levità
tra l’ombre di questi monti
che coronano ora il mio esilio.
Questa pace non mi rimanda
voci di malinconica assenza;
carezza lieve di vento
è balsamo di dolce oblio
ai miei occhi dimentichi d’ogni destino;
non interrogo più la fatica di esistere
gocce di rugiada destinate al dissolvimento
brillano ai raggi del sole
che per noi si leva ogni mattina
e il viaggio ci illude ancora.

Luoghi e Memorie

Nel cerchio che si chiude
il mistero e la speranza
nella perfezione assoluta del creato.

Primavera a Levanzo

Vaporano oltre il silenzio
                      i sogni della notte
sconosciute voci di vento
                      forano la nebbia
tra umide cime di rugiada
lingue di fuoco
                        al cielo
sbarrano la strada
Aurora infiamma l’orizzonte
con l’oro
                      delle sue chiome
naufraga il mio cuore
        nell’ignoto infinito spazio;

dolce la brezza sfiora le colline
                      dietro le tue spalle;
nell’altalena dei giorni e delle notti
                        il verde tenero
al sole tiepido d’aprile
                      offre nuovi fragili germogli.

Quanto….
                      e quanto ancora
invidio il coniglio grigio
il suo saltellare
                      lieto tra le frasche
quando oltre l’azzurro invito
                      delle notti stellate
s’alza il sole
sull’ incerto orizzonte
                      dell’arsa boscaglia.

Nell’isola dalle ventose caverne
graffiti segni sbiaditi
                della preistorica dimora
commisurano
col metro dell’eternità
il tempo
        della nostra fragile co-esistenza.

Monte Cofano

Brughiera intatta larga distesa
scogliera sfaldata dai venti
di ponente
dalla furia del mare in tempesta
invasa
terrore incuti a noi
protetti solo da una scatola di latta.
Ma quando la tua mano sfiora la mia
sorride sornione il monte
mentre mostra sagace
tra nuvole basse all’orizzonte
un bozzolo rinnovato di sogni.

Chiare trasparenze

Là tra gli aspri monti della Carnia
in gole profonde s’inabissa
il verde cupo d’alti boschi
dove d’acque pure perenne
è il fresco gorgoglio.

Qui dove il cielo dei miei monti
s’inazzurra in chiare trasparenze
smeraldi orizzonti d’erbe fresche
e fiori gialli ondeggiano
al suon delle campane.

Risveglia l’armonia dell’universo
il vento lieve di questa primavera
e agli occhi ancora increduli
nasconde l’ombra lunga d’Acheronte.

La scogliera di Castelluzzo

Al fulgore di questa luce
ho consegnato le mie vesti
a questo azzurro che sa di giovinezza
affido l’ anima mia nuda

Fuori dal tempo
sospesa nello spazio
si dissolvono nella luce
i miei dolori e tutte le mie pene

Brilla con le foglie a primavera
il brivido dei miei pensieri
mentre lieve la melodia dell’universo
accende di tutti i suoi colori i campi

Profondo è il silenzio di quest’ora
solo un tardivo cinguettìo
di passero smarrito
cerca ancora con fatica il nido

Si tinge di gialla memoria di sole
la scogliera scura nel blu cobalto della notte
mormora lieve la risacca
mentr’io indago ancora l’orizzonte

Tace la scogliera tace la luna
le stelle cantano una nenia antica
ai miei occhi che si specchiano
nella verità del mio sognare.

Le rovine di Monte Jato

Scalavamo il monte dello Jato
io e tu trattenendo il fiato
d’Elimi Greci Romani e Svevi
dell’antico tempio d’Afrodite
della casa con il peristilio
del bouleuterion l’agorà il teatro
le pietre ci narravano la storia;

le cime dei monti tutti intorno
ci rimandavano l’eco delle voci ……
delle nostre che guardavamo il mondo
coi suoi dirupi e con le sue macerie.

Il vento freddo di febbraio
impietriva il cuore
per le morte stagioni
per la mia pena col tuo dolore:

intanto passano i giorni e l’ore
il silenzio mi rinvia dal monte chiuso
tonfi di pietre nel cuore raggelato.

Sulla soglia di bianca pietra
i tuoi passi lasciarono le impronte.
Tenero agrifoglio
raccogliemmo insieme;
non mi soccorse il pensiero dell’Eterno
tant’era duro il peso della fine.

cercai la tua con la mia mano….
l’eco dei monti intorno invano
rimandava ancora le sue voci.

Mozia

Al tramonto
il vento lieve della sera
ti scopre piccola spiaggia,
tormentata
dalla furia dell’onda
ricoperta
da cumuli d’alghe
strappate
al fondo del mare,
da vuoti e arsi gusci
di ricci e di conchiglie.
Lontano il mattino
quando
corteggiata
da voli intrecciati,
celata agli sguardi
da verde cortina
d’alberi frondosi
ridevi all’oro
dell’inoltrata Primavera.
Vagheggi ancora
la forza e l’abbraccio
del viaggiatore fenicio,
l’eterna felicità
di un istante.

Aspettando l’alba (Dalla mia finestra)

Lunga è la notte
di questa mia città dolente
aspettando l’alba
d’un giorno nuovo.

Solitario dal monte Pellegrino
un fascio di luce mi soccorre:
sfiora tetti d’orribili
alveari di cemento
tra cime superbe d’alberi possenti.

In rapida sequenza dal buio
invano sagome evanescenti
di realtà smarrite
chiedono voce e senso
nel groviglio delle immagini,
nel magma di passioni disordinate,
nella ricurva assuefazione al dolore.

In questo confuso panorama
l’anima mia di cera
vuota di speranza indaga con fatica
il filo del tempo coi sigilli della verità.

Forse questo mio patire
è solo timida luce di candela
fuoco che si consuma
nel quadro ancora oscuro
della recente storia.

Lo scrigno (A mio padre)

Sono ancora per strada
quella sabbiosa, non lastricata
dove padre mio, mano nella mano,
andavamo verso la grande casa bianca
nella strada larga dei pescatori.
C’era l’uva in lunghi grappoli pendenti
trecce di fichi ad asciugare
in un soppalco;
troneggianti dal pavimento
grandi botti spumeggianti di mosto
segnavano la fine dell’estate
la stagione delle lunghe passeggiate
tra voli di bianchi gabbiani pescatori.
Ora sovente il mare infuria da ponente
tra nuvole candide e sonore.
La mia mano cerca
il calore del tuo sangue,
ma sfumata appare anche l’immagine
dei tuoi occhi sorridenti e azzurri.
I miei silenzi
tra canti di sirene e biancospini
non dicono che inesorabile il vento
anche il suono della tua voce m’ha rubato,
sepolto è tra ombre fitte
lo scrigno prezioso
della memoria sacra.

Batte il cuore del tempo (A mia madre)

Batte ritmato il cuore del tempo
nell’ armonia dell’universo
nel frastuono del giorno
nel silenzio della notte.
Lieve una brezza
sfoglia all’indietro
le pagine del libro
scritto da mano ignota
sul mio corpo
ne cancella lentamente i giorni
torna all’ineffabile
meraviglia della prima luce
al primo vagito
quando forma vivente
ancora priva di contorni
trovai i colori e le voci
dell’universo nel cavo seno
liquido d’amore

A mio fratello Pippo (nel giorno del suo onomastico)

Non chiedere mai ad un albero
se è felice
né ad un fiore se conosce il suo destino.
Se nel tuo spazio di silenzio
interroghi stupito
lo splendore di questo eterno fiorire
a primavera dopo il gelo
e il buio del passato inverno
fermati a contemplare
il sorgere del sole
a respirare il profumo della terra;
il cuore pulsa
dall’alba al tramonto
e nel buio della notte;
nel caldo magma dell’essere
nel consolante oblio del destino
il mistero ci governa.
Possa tu come un fiore nel tuo campo
rallegrarti d’ogni gioia
sorridere ad ogni palpito del cuore
e consegnare con le tue mani laboriose
il resto al mistero dell’ignoto.

L’addio (a Nicola Di Girolamo Francesista Scrittore Critico letterario in occasione del suo funerale)

Notte accogli
nel tuo morbido manto
di silenzio
i singhiozzi dolenti
del mio petto.

Sparga la luna
di bianca spuma
la superficie della terra
ammutolita
ora che il tempo degli umani
migra nell’eterno.

È l’ora del mistico
addio alla vita
mio dolce amico:
addio
al voluttuoso abbraccio del mare
e della splendida terra
dove si frantumano
i raggi dell’amata luce
nel rosso infocato dell’alba
nel blu cobalto
della mesta sera.

Ora è il tempo dell’oblio
di tutti i sapori della mensa
di tutti piaceri della notte
della malinconia e del rimpianto.
Ora è tempo d’abbandonarsi
al dolce sonno della morte
all’ ultimo sogno
nel grande mistero della vita.

Nel suo abbraccio d’amore
ti collochi l’Onnipotente
tra i grandi innocenti
tra gli spiriti eletti
della terra.

In mano una rosa (a Cristina Campo)

Nel sentiero
del suo mistero
ora solo l’angelo della morte
tiene in mano una rosa
lama che squarcia
improvvisa le tenebre
dona continuità al rito
nel cammino cadenzato
da tappe irripetibili.
Sapevi,
del petalo di una rosa
il pulsare del sangue.
Di certo
hai spinto il tuo fragile cuore
oltre le vette
dove ancora respiri
il profumo della terra
finalmente riconciliata
dalla liturgia del canto
dove la separazione
è armonia di compresenza.

Al Poeta A. Rimbaud (per una volta, ora)

L’”affreux rire de l’idiot au printemp”
tormenta la decenza dell’essere umano
Il poeta ha donato in fretta
tutto il suo mondo d’amore
proteso nell’ignoto
regalandoci
in cambio della sua ebbrezza
un interrogativo immenso…..
immenso come l’infinito
mistero che ci confina;
tu da una fessura
della tua finestra malandata
guardi ancora
allo spicchio di sole
senza maschera
senza cautela…
mendìco d’amore
offri in cambio
quello che sei
ora
senza maschera
senza l’odioso sorriso.

Ballatina per una sposa (nel giorno delle sue nozze)

Non è d’oro
non è di ferro
non è di rosso corallo
né di verde giada
questa corona che ti porta
il vento;
zefiro leggero
alle rose
rapì il profumo
alla fonte cristallina
gocce d’acqua,
ad un pifferaio addormentato
sogni alati;
Aurora
dalle rosee dita
sulla tua chioma lucente
questa ineffabile corona
di speranza pose
all’alba di un giorno nuovo.


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