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Sabato 31 Gennaio 2009 presso il Club 38 di via Amerigo Amari a Palermo ha avuto luogo un avvenimento letterario che ci ha piacevolmente sorpresi. Si è trattato della presentazione di un volumetto di racconti brevi dall’intrigante titolo La mandria del Conte per le edizioni Hcn scritti da un illustre avvocato penalista del foro di Palermo Maurizio Bellavista che a settant’anni suonati si affaccia quasi timidamente alla ribalta del panorama letterario di questa città. E’ chiaro che, come hanno dottamente rilevato i due presentatori del volume  Nino Aquila e Salvatore Di Marco, nell’opera di un  uomo che ha già maturato una lunga e ricca  esperienza di vita, confluisce un variegato bagaglio culturale. Nel caso in specie, il  particolare esercizio professionale, i  lunghi viaggi e  tutto un vissuto hanno offerto al nostro narratore notevoli occasioni di osservazione e di riflessione.

L’ho letto tutto d’un fiato, come suggerisce l’autore nel sottotitolo, sia per l’interesse che suscitano  le brevi trame dei racconti sia l’attualità e la profondità di significato che le vicende testimoniano.

L’elenco dei temi affrontati basta da solo a dare un’idea della ricchezza e la validità della scrittura contenuta in un piccolo volume: il pentimento di un omicida , la differenza tra l’essere e l’apparire, la pietà e la comprensione, la nostalgia della giovinezza, l’innocente desiderio d’amore materno, il senso dell’appartenenza ad una comunità di valori ( la patria) e la necessità di battersi per la sua salvezza, il rispetto della legge. Si aggiungano brevi quadri narrativi da cui si evince: quando un pregio della personalità può costituire un pericolo per la sua difesa (di sapore ironico), quando l’amore della libertà prevale su quello della sicurezza (drammatico), per ultimo, ma non ultimo in ordine di valore,  il disfacimento della famiglia moderna.

Lo stile è scarno e asciutto, le vicende sembrano osservate dall’esterno e raccontate quasi come può narrarle un obbiettivo fotografico con apparente distacco del narratore che non concede quasi nulla a notazioni psicologiche o sentimentali molto, invece, a particolari descrittivi della scena. Ma, forse, questa capacità di scolpire più che narrare lascia una traccia profonda nel lettore il quale, anche non volendo, continua a immaginare e a costruire, magari, una storia  interrotta. Questo particolare stile, poco in uso nella letteratura tradizionale ma molto moderno, lascia  sperare nel futuro di uno scrittore figlio sicuramente di questa nostra terra che nella sua solitudine ha prodotto grandissimi scrittori che hanno dato e danno lustro alla cultura italiana.

Recensione
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