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Stupenda e particolarmente asvvolgente è l'opera del grande poeta trilingue, narratore e saggista, Giocvanni Tavčar, dal cui complesso mondo interiore traspare una visione esistenziale ed un intenso sentire poetico. Una poesia profondissima impalpabile e nelle stesso tempo molto forte, che scava nelle coscienze. Si nota un innegabile contrasto tra la sua ede meravigliosa, atentica, vissuta e la visione di un'esistenza immutabile ed in qualche modo "perduta"; assolutamente disincantata e sofferta ("Dov'è il Tuo Regno, o Signore? | Perché continua a non venire? | Perché tutte queste spietate guerre, tutti | questi morti innocentii, | tutte queste terribili torture?")

Sorgono interrogativi enormi, trascendenti, irrisolvibili nei riguardi della figura di un Dio Padre, ma paradossalmente distante ed è una dstanza, arcaica e futura, che non riesce in nessun modo ad essere colmata. Resta lindubbio valore di questa ricerca esistenziale, effettuata con umani, effimeri passi, nella quale ciascuno o perlomeno molti di noi possono identificarsi sullo sfondo di un tempo/fato, che scorre indifferente ed imperturbabile, giorno dopo giorno senza risposte, trascinando con sé in un ingannevole turbile sogni ed umane illusioni che solo la Fede, seppure sofferta e tromentata, può placare.

La Fede non muore mai, non può morire nel percorso così prezioso di questo sensibile poeta, e le domande per cui non v'è risposta costituiscono certamente non un abbandono di essa, ma una sete mai sazia di figlio, un desiderio profondo ed imperituro di lasciarsi comunuq e sempre catturare dalla mano di Dio. Ciò si può chiaramente dedurre dalla dedica di apertura del libro: "Nulla è fuori | dalla mia coscienza, | n* l'universo | né Dio", rase che può essere senz'altro considerata riassuntiva di tutto l'iter esistenziale dell'autore ed espressione della sua stessa essenza.

Ed il fascino più profondo di quest'opera consiste poi nell'essere Vangelo vivo, forte, senza ipocrisie, senza formalismi; nel porsi autenticamente nel suo sentire, senza timori e con profonda convinzione, per cui al raro e indiscutibile valore poetico si aggiunge un valore di testimonianza, che fa di Tavčar quasi un "profeta del moderno" in un mondo torturato dalla sofferenza e soffocato nella confusione. (Il profeta... "è colui che scruta attento | il presente | e lo confronta con la parola | di Dio | che è l'unico e vero futuro | del mondo").

Il poeta-profeta non si stanca di annunziare al mondo la tenerezza, la bontà di Dio ("La tenerezza | è l'atteggiamento | di Dio | verso la sua creatura..."); la Pace vera non come imposizione, ma come atto d'Amore, seme che porterà frutto; la Speranza attraverso la convinzione che nella vita, e soprattutto nella vita del critiano, nulla è per sempre e tutto può essere trasformato e sanato, nell'ottica del Regno di Dio, che non è rassegnazione, ma fiducia nell'amore del Padre, che fluisce risanando; e non si stanca di annunziare l'Uomo stesso, la cui dignità egli non cessa mai di sottolineare ("senza | la presenza dell'uomo | nel creato | neppure Dio | avrebbe una voce") e la cui povertà ed emarginazione non è disgusto agli occhi di Giovanni Tavčar, ma ricchezza. come lo è agli occhi immensi di Dio.

E' dunque un pota-profeta coraggioso, inesorabile, che grida il suo scandalo, il suo orrore di giusto contro la guerra, la forza, la violenza, contro ogni sorta di sopraffazione, baluardo nei secoli dell'umana potenza; nella realtà segno definitivo e vergognoso della sconfitta dell'uomo.

Concludo con un commento alla bellissima lirica "Purché nasca qualcosa" che dà il nome all'intero volume: Dio è un seminatore folle, generoso, pronto a sprecare tutta la semente possibile, pronto all'incontro con l'umano senza riserve, purché nasca qualcosa; ed è questa fertile, generosa semente che Giovanni Tavčar raccolglie, andando per le strade del mondo, le strade di Dio, e diffonde con amore, con profondo amore. Un libro prezioso dunque, assolutamente da non perdere.

Recensione
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