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Selected poems - Gruppo letterario Formica Nera

Giunto al suo 72° anno di attività, lo storico Gruppo letterario “Formica Nera” di Padova ha dato alle stampe un agile ma compendioso volumetto antologico che comprende componimenti dei poeti membri appartenenti all’area padovana.

In apertura, la Nota introduttiva intitolata “La Formica Nera fra tradizione e avanguardia” ripercorre, in sintesi, i diversi momenti letterari che hanno contrassegnato, nel corso degli anni, il cammino dell’Associazione. Il periodo 1946-1952 fu caratterizzato da poesie frammentarie e d’occasione a metro regolare, volte a diffondere perlopiù lo spirito e le finalità del Gruppo. Ma già a partire dal 1954, si palesò una certa diversificazione nella produzione poetica degli autori - il che non significa contrapposizione, leggiamo nella Nota -, tra chi era rimasto fedele alla tradizione e quanti erano portati a spingersi verso forme più avanzate, ma ancora non riconducibili a correnti specifiche. Sul finire del 1956, da alcune composizioni si rilevano aspetti sostanzialmente sperimentali, che oscillano fra lirismo, simbolismo e ritorni arcaicizzanti. Ciò è il risultato – specifica la Nota – della massima libertà espressiva lasciata ai singoli autori. Il 1978 segnò una svolta, nel senso che si avvertì l’esigenza di sviluppare e approfondire l’analisi linguistica, onde far emergere sempre nuovi significati in una costante e proficua “varietà di temi e soluzioni”.

In effetti, passando alla lettura dei testi presenti in “Selected poems”, si mostra chiaramente come questa ricerca lessicografica sia, a tutt’oggi, la principale aspirazione dei rappresentanti di Formica Nera: una comune esigenza di confrontarsi con le tendenze, le soluzioni e le scelte linguistico-espressive del nostro tempo. Un’urgenza rimarcata costantemente e senza equivoci.

E’ sufficiente scorrere i singoli componimenti per rendersene conto. Per Concetta Anselmo Ciprian, “Il bianco foglio si macchia d’innocenza”, mentre fugge e svanisce, ovvero “scivola la perfezione dei linguaggi”. Angelina Bertolaso, stordita da una “girandola / impazzita di colori”, ondeggia tra “Suoni e parole” che “danzano nel buio / poco prima del sonno.” Al contrario, Raffaella Bettiol si sente “Chiusa in una quieta prigione / di spoglie pareti / vive nella scrittura di foglie (…)”. Anche Luigina Bigon avverte questa condizione di pericolo e di esclusione: “Non vorrei mai che la parola / zittisse nelle soffitte dei palazzi / del centro.” Lucia Gaddo Zanovello affronta la questione più da lontano arricchendola di echi metaforici, per manifestare il proprio malessere esistenziale-comunicativo: “traspare / un sole opaco / e un quieto attendi / quasi inerte (…).” Mario Klein si propone di misurarsi e confrontarsi, con compiaciuta assennatezza, con “Pochi passi barocchi / per annunciare / il miracolo di scrittura.” Lidia Maggiolo riflette con stupore sull’inesorabile trascorrere del tempo, che il più delle volte porta via con sé qualsiasi testimonianza di astrusi codici semiotici: “Lasciati scivolare i giorni (…) / Accoglili senza ansia / passeranno su di te / senza lasciare traccia.” Luciano Nanni si sforza di trasformare in favola – se possibile, in mito - la propria esperienza poetica, per preservarla dall’usura dei giorni: “Un giorno io scendevo / nell’oro intenso la parola dorata / usignolo pronto a una morte / a un non sogno a materia.” Giovanni Sato riscopre il valore dei sentimenti come strumento per nobilitare e preservare il non senso del gesto creativo: “E tutto quello che facciamo / lo facciamo / per dirci / alla fine del giorno / le parole più belle / che fanno bene al cuore.” Elena Sorgato indaga sull’oscura origine fisica del verbo, che individua simbolicamente nelle labbra, quasi un vuoto cosmico: “Organi di lava / pendono le tue labbra / in quell’inferno/ lugubre spoglie impietosiscono / baci di rose / blu (…)” Giovanni Viel da Tisoi insiste su concause e implicazioni esteriori del proprio tormento creativo, in un espressionistico gioco di acquietanti/inquietanti domande dai risvolti religiosi: “E chi mi risponde? / O vento che corri veloce / vento di tutti i venti / vento gelido / che mi avvolgi / e mi blocchi nel mio andare.”

Un volumetto succinto e compendioso questo “Selected poems”, ricco - con grande semplicità - di temi e sollecitazioni non soltanto strettamente poetico-letterarie, come dovrebbero essere tutti i libri di poesia.

Recensione
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