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Fragmenta (Venezia, Marsilio, 2006) di Maria Luisa Daniele Toffanin è un musicale florilegio orchestrato intorno all'individuazione e al riconoscimento di tutti quei vitali e dispersi "esili tralci" del "virgulto nuovo", anche se è proprio lungo tali ardimentose fughe che spesso si consuma l'ultima speranza "nel delirio mai finito d'azzurro | struggente amore del vivere". Frutto di una riflessione durata oltre un decennio (1995-2005), la silloge si lascia guidare più dal sentimento e dall'istinto che dalla ragione: "un moto del cuore | sempre prae-sente le cose". È una ricerca degli archetipi esistenziali in grado di "ricomporre | minute pagine di storia", filtrate attraverso registri di misurata grazia e poesia. Pur "nella distonia dei giorni | (...) senza memoria alcuna", rivivono le vicende (e le storie) individuali e collettive di singole, emblematiche immagini di figure femminili, in primis, della stessa autrice. Ma la buona novella non si presenterà indolore né di agevole comprensione: per questo va preparato e annunciato per tempo l'avvento di un nuovo Umanesimo.

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