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Sono qui raccolte in un unico volume 38 poesie di Ferdinando Banchini, già edite in precedenti pubblicazioni, oltre che in antologie e riviste letterarie, ed ora tradotte magistralmente da Charles Astruc, Monique Baccelli, Paul Courget e Jean-Marie Le Ray (francese), Francesca Biagi e Anna Cenacchi (inglese), Giovanni Cuccia, La Versiliana e Carlos Vitale (spagnolo), Jean-Paul Mestas (portoghese).

La prima poesia della raccolta, ormai introvabile in libri e miscellanee a suo tempo in circolazione, risale al lontano 1972 ed a tratta dal volume Oscillazioni, edito a Cosenza nel 1989 da Luigi Pellegrini Editore. Il titolo originale "A certi signori" è stato reso in inglese da F. Biagi con To certain gentlemen. Anche le poesie immediatamente successive, appartenenti alla medesima silloge e tradotte in francese da P. Courget — "Il nuovo verbo" (Le verbe nouveau) e "Tristi considerazioni a lieto fine" (Tristes considerations a heureuse conclusion) —, confermano l'idea che da tempo ci eravamo fatti di una poesia che, partita da un iniziale confronto franco e diretto con una realtà sorda e cieca alle ragioni dell'arte, si è andata lentamente distaccando da riflessioni — peraltro, quasi a senso unico — che toccavano la capacità e la possibilità, da parte del Poeta, di uscire dal proprio isolamento esistenziale per inseguire un vagheggiato, e sicuramente utopico, armonioso equilibrio con le ragioni e le cose del mondo.

In effetti, già in "Sabbia" (sempre da Oscillazioni) — con cui si sono cimentati in francese sia P. Courget che J.-M. Le Ray —, il Poeta tornava "alle isole lontane | della memoria", pur essendo perfettamente consapevole che già allora, negli anni della giovinezza, "il colore della gioia" gli era ignoto. Se dunque la clessidra versa" sempre e soltanto "amara arida sabbia", la ricerca dei "paesaggi interiori | paysages intérieurs" (è il titolo d'un'altra poesia tradotta da J.-M. Le Ray) non può che trasferirsi sul piano d'una dimensione puramente metafisica e spirituale, dove la realtà concreta continua sì ad esistere ma è percepita come l'ombra opaca e meschina della vera luce, quella divina. "Ch'io rinasca, Signore" (Que je renaisse, Seigneur): è una delle ultime invocazioni che anticipano la nuova stagione di Attese, la raccolta edita sempre da Pellegrini nel 1995.

Ora lo squallore di giorni "di deliri e d'inganni" (dias | feitos de delirios e de enganos, trad. di J.-P. Mestas) non si tramuta in esagerata certezza né in clamorosa euforia: Ferdinando Banchini mantiene il suo dimesso equilibrio di sempre, il disincanto di chi cerca la Fede sapendo di doverla implorare senza inutili pretese e illusioni. Scrive il Poeta in "Vuoto| Vacio" (trad. C. Vitale) : "Ma nel vuoto ti cerco, | Dio segreto e disperso | che trattieni ii tuo dono, | Dio che in me ti fai tenebra e silenzio." (Pero en el vacio te busco, | Dios secreto y disperso | que retienes to don, | Dios que en mi te hates tiniebla y silencio). La ricerca è lenta e difficile, per questo nelle liriche successive vediamo oscillare continuamente la sete di Dio del Poeta, il quale, tuttavia, sa come salvarsi dalle lusinghe della colpa e dell'errore. Banchini dialoga con la propria anima (e quindi con se stesso) dall'esterno, come rivolgendosi ad un'altra persona e al proprio prossimo, da sottrarre al pericolo della morte spirituale. Confessa in "Esortazione | Exhortation" (trad. J.-M. Le Ray): "Non desistere, vita, trafiggi buio | e silenzio, oltrepassa i giardini sfatti | dell'inverno, le tristi favole annulla. | (...) Sii tenace in te, paziente." (N'abandonne pas, ma vie | transperce la nuit et le lonata | franchis les jardins defaits de l'hiver | annule les tristes fables. | ... | Sois tenace en toi, ma vie, | et patiente.). Mi permetto di osservare che il "ma vie", aggiunto arbitrariamente da Le Ray all'ultimo verso, altera l'intenzione di fondo del Poeta di "sdoppiare" se stesso, rivolgendosi ad una sorta di "altro" immaginario (non necessariamente alter ego).

Convergenze (Pellegrini, 2000) segna un'ulteriore svolta nel percorso dell'autore. La poesia "Assonanze | Assonances" (trad. C. Astruc) ce ne dà conferma. Il reo tempo, già foriero di disinganni e infamie, ora sembra stemperarsi in una "vertigine lontana" e non addolora più di tanto l'antica "parola smorzata senza un'eco". Gli "istanti d'infinito" assumono impensabili "forme gentili" per fare posto alla "bellezza", a magiche "assonanze" in cui "l'anima si perde". Anzi, in "Continuita | lonata vi" (trad. A. Cenacchi) questo tempo possiede "una quiete insperata | d'inviolato azzurro | (...) dono d'una calda pienezza." (Pure sky of blue, | this time of peacefulness, unhoped-for, | this gift of warm fullness).

Approdi (Novi Ligure, Ed. Joker, 2003), la raccolta con cui si chiude questa carrellata di traduzioni, segna l'apice della poesia di Ferdinando Banchini. Mai come qui il "simbolismo rimbaudiano riletto e irrobustito" dalla lezione di Ungaretti — notava Franco Lanza — si presenta forte, incombente, angosciante. La straordinaria maturità raggiunta dal Poeta non si placa, ne s'appaga, nel contemplare il fulgore spalancato sull'infinito, le "scintille d'astri" che "accendono lo spazio" (des scintillements d'astres embrasent l'espace), come leggiamo in "Di là dalla porta | Au-delà de la porte" (trad. M. Baccelli), una delle ultime poesie di Convergenze.

La conquista di Dio, più o meno faticosamente raggiunta, non affranca dalla martellante meditazione sul "dolce mistero dell'esistere" al cospetto del "cupo abisso" della morte, il cui incalzare Banchini avverte con uno strano sentimento di coinvolgimento e meraviglia. Per quanto frastornato, lo sguardo e ancora capace di fissare l'arcano che si ripropone stranamente familiare. Sono istantanee fulminanti descritte nella poesia "Non più | No longer" (trad. F. Biagi): "Il vento giocoso che scompiglia | e ravviva i pensieri | (...) le perenni acque fluenti | (...) nelle serate trepide d'attesa" (the jolly wind that ruffles | and rivive our thoughts | the perpetual | flowing waters | in trembling waiting nights).

Ma forse "noi saremo muti" quando "altre voci altri nomi chiameranno": occorrerà perciò rinsaldare tra gli uomini quel pietoso e leopardiano legame — seppur tacito e istintivo — che Banchini ama appellare "nodo di relazioni" (a knot of relations, trad. F. Biagi). E' cosi che "la vita acquista persistenza e spessore | e dignità" (life acquires persistence and depth, | and dignity): proprio nel fuggevole istante in cui viviamo (o ci illudiamo di vivere), mentre "passa invano la brezza sulle tombe" (the breeze passes in vain on our graves.).

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