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Dopo la “straziante” bellezza della silloge poetica Metastasi di rosa, Claudia Manuela Turco, nata a Codròipo, Udine, nel 1970, e residente a Blessano di Basiliano, ci regala Giardini di carta – Considerazioni su alcune voci femminili del nostro tempo, un elegante libriccino (“minitesto”) nel quale, in sole 24 pagine, riesce a “condensare” il senso dell’opera di cinque Autrici contemporanee alle prese coi giardini di carta, cioè col mondo dei fiori e delle piante trasfigurato, studiato, adorato e ricreato in testi letterari.

Due di queste Autrici sono anche le curatrici della collana Gazebo Natura della “Gazebo Libri”, e cioè Mariella Bettarini (Firenze 1942) e Gabriella Maleti (Marano sul Panaro, Modena, 1942). Le altre tre sono Anna Ventura (poeta, narratrice e critico), Lucia Gaddo Zanovello (docente di Lettere, nata a Padova nel 1951) e Margherita Azzi Visentini (docente al Politecnico di Milano dal 1989).

Di Claudia Manuela Turco (che a volte adotta lo pseudonimo Brina Maurer) ricordiamo che ha al centro della sua opera, come lei stessa dice, l’umanità degli animali e l’animalità dell’uomo. Aggiungiamo che ha una sensibilità speciale per il mondo vegetale. Arbusti, alberi e fiori sono intesi come creature sensibili. Ad inizio della sua Premessa, ella scrive: “Richiamando la tradizione del bonsai giapponese e del penijng cinese, potremmo dire che alcune pagine di poesia si presentano al lettore come “giardini in vassoio”. Tra esplosioni di petali d’artificio e delicate sinfonie di colori, le carte di uno scrittore sono il giardino interno della sua casa, il giardino dell’anima. Ma i giardini di carta rappresentano, oltre a una stanza intima dello spirito, anche i labirinti in cui smarrirsi per potersi ritrovare... I paesaggi interiori annullano le distanze, avvicinano ciò che è lontano in spazi vitali, sempre raggiungibili, al di là di ogni ostacolo...”

Quanto a Mariella Bettarini, come non ricordare le sue Poesie vegetali (sulla base di fotografie di Gabriella Maleti) pubblicate nel 1982 e poi riproposte nel volume A parole in immagini (Gazebo 2008). “Le fotografie vegetali di Gabriella Maleti (giardini di carta a loro volta) – come ci ricorda la Turco – sono fonte di ispirazione inesauribile per Mariella Bettarini, nella ricerca da lei condotta da decenni e che non ha mai abbandonato, una forma di poesia attorno e dentro il mondo vegetale, attorno e dentro le cose e le forme d’erba, di bacche e semi, radici e spighe, inflorescenze e rami e parti e materie verdi... Sono protagoniste assolute la qualità e la fatalità dell’occhio, la vitalità e visività fatali (eppure segrete) della vegetale materia ingigantita dal “macro””.

Secondo la Bettarini (V. L’area di Broca) “Ogni creatura (vegetale, animale) lavora incessantemente alla propria sussistenza, sopravvivenza. Creativi, a loro modo, lo sono anche gli animali non umani e i vegetali”.

Di Lucia Gaddo Zanovello non può non colpirci Il sonno delle viole (Cleup 1999), per quella intima fusione col mondo verde attraverso anche l’esaltazione dei profumi e degli odori, per quella “intima adesione alla fiamma del reale, alla fame di fuoco e tempesta che ricuce lo strappo interiore. Anche se nella società contemporanea la cosmica sofferenza... venga rappresentata da Il grido di Edvard Munch. La presenza del mondo vegetale – anch’esso destinato alla sofferenza e alla mortecampeggia più che mai nella produzione letteraria più recente della Gaddo Zanovello (v. Illuminillime, Cleup 2011).

Di Anna Ventura, che, tra l’altro, dirige la collana di poesia “Flores” di Tabula Fati, colpiscono i versi amari di “Saturno”: “Alla serena nettezza degli astri | si oppone la nostra inquietudine meschina: | chi crediamo di essere? | Un frammento di energia | compresso in un teschio che,| tra poco, sarà un osso rotondo | traforato dai buchi. | Lì, ostinati, costruiamo pensieri: | non case, non oggetti, | nemmeno figli e focolari.  Solo pensieri”.

Per Anna Ventura l’imperativo è amare, e servire. “Non esistono gerarchie tra le creature”.

Infine un cenno all’opera di Margherita Azzi Visentini. Anche questo, purtroppo, per motivi di spazio, forzatamente breve e del tutto insufficiente. Basti qui ricordare, comunque, che ha dedicato oltre duecento pubblicazioni alla “Storia del giardino e del paesaggio” illustrando una gloria indiscussa, tutta italiana, nell’architettura, nelle ville e nei giardini, attraverso i secoli. Esemplari i suoi studi sul Palladio e sulle quattro Isole Borromee del Lago Maggiore. Qui la Storia si tinge di Bellezza, di Arte, di Poesia.

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