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Se pensiamo alla rosa come simbolo della Bellezza, ne rievochiamo splendide tonalità e sfumature, soave morbidezza e inebriante profumo. Almeno nella realtà della Letteratura, dove questo fiore ha ispirato immagini stupende.

Ma nella realtà del mondo vegetale, nel regno della botanica, al pari che nel mondo animale, esistono in danno delle piante innumerevoli parassiti e malattie. Una di queste è proprio il cancro (“Cancro rameale”) che attacca in modo subdolo e osceno il simbolo della bellezza e della vita, portandolo inesorabilmente alla morte.

Maria Grazia Lenisa, grande poetessa friulana, è scomparsa nel 2009, attaccata come un fiore, quel fiore che lei aveva definito “la rosa indigesta | che non ti aspetti d’inverno | tra il fogliame assente”.

La vicenda poetica di Maria Grazia Lenisa ha ispirato un’altra poetessa e scrittrice friulana, la quarantenne Claudia Manuela Turco – in arte Brina Maurer – che vive a Blessano di Basiliano, vicino Codròipo, Udine, è laureata in lettere e filosofia e collabora con Case Editrici, fondazioni e gallerie d’Arte. La Turco ha dedicato alla Lenisa questa raccolta di versi ma non l’ha mai spedita a colei che gliel’ha ispirata.

Già il libro, inserito nella collana di poesia della Bastogi “Il liocorno”, diretta da Angelo Manuali, si presenta con una veste grafica che appare in consonanza col titolo e con l’atmosfera di sofferenza dallo stesso evocata. Su una copertina color rosa-confetto si staglia il titolo su sfondo nero, e con filetto nero circostante. Ma soprattutto risalta in primo piano un’opera digitale di Marco Baiotto, La musica delle farfalle si spegne all’indomani, che tra gocce e schizzi di sangue rosso vivo suscita, con indubbia efficacia, una sensazione di pena indicibile per la giovane rosa malata su cui si è adagiata lievemente una farfalla. La rosa è “sfinita”, ansima “nel morso tumoroso che l’avvinghia”.

Tanto che la farfalla, accesa da pietà, “subito s’allontana” (v. “Il peso della farfalla”, pag. 19).

La metafora suggerita dall’argomento e dallo stile originale di questo libro è fin troppo evidente. La presenza (il dominio?) del Male è strettamente connessa al fenomeno della vita. Nemmeno le piante (quale il loro “peccato originale”?) risultano immuni – al pari degli organismi animali – dalla imperfezione del mondo materiale, dalla corruttibilità e dal degrado dello stesso, dove la vita fiorisce incessantemente dai detriti della morte, in un inseguimento perenne che ad una visione esclusivamente razionale può apparire un assoluto controsenso (o nonsenso).

Ma ecco la potenza della Poesia. La drammaticità della situazione è comunque riscattata dalla validità espressiva del linguaggio poetico-letterario utilizzato da Claudia Manuela. In fin dei conti, “la ruggine che macchia l’immacolato petalo | umido seno nel nastro rosa | ...è ancora vita | orologio che dilata il tempo oltre ogni dove”. Addirittura anche “il cancro nella rosa | - nervoso amante segreto | o spina non vista - | è anima che cresce, muta.” La Turco risulta originalmente moderna nel padroneggiare il linguaggio fino a tentare l’inosato e l’inosabile, in una ricerca a volte esasperata, ma restando pur sempre comprensibile, e non cedendo mai ad un solipsismo lezioso e fine a se stesso come certi astrusi, sedicenti sperimentalismi.

La sua è una poesia colta e raffinata che non disdegna, quando necessario, le capriole e i calembours di un certo linguaggio corrente. Ma mai dimenticando il bisogno di relazionare la sua prismatica personalità con altre personalità e sensibilità.

A versi brevissimi (alla Ungaretti, per esempio) si alternano versi lunghissimi, a volte pseudoprosastici secondo una narrazione lirica di certa poesia contemporanea.

La scelta dei vocaboli appare attenta, accurata, a volte perfino preziosa.

Assonanze e risonanze, rimandi, echi, inserzioni di vocaboli tratte dal quotidiano o da vari sistemi di comunicazione, rime alternate o addirittura baciate, iterazioni, compiacimenti verbali e onomatopeici. Molta letteratura ma anche molta, moltissima poesia (con una vena di sensibilità estenuante, e, come accennato, con una vibrante esigenza di comunicare).

Recensione
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