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Pensare d'amore. Amore in parole

Parlar di incantamento sarebbe semplicistico ed approssimativo. Occorre entrare nel mondo di quei respiri per comprenderne in pieno la significazione.

Occorre innanzi tutto soffermarsi sul significato di poesia, slancio verso un orizzonte che, pur contenendo l’individuo nella concretezza della realtà, spinge la mente il cuore e – dunque! – la capacità emozionale di cogliere spasmi di natura entro il cui guscio racchiudere il messaggio poetico. Poesia è creazione, una sorta di pertugio lasciato sempre aperto perché l’anelito di vita possa invadere l’essere artista e infine trasformarlo in modellatore di aneliti, di ali battenti, di cardini scardinati e cigolii che diventano note di una sinfonia eseguita in silenzio.

Il poeta scrive, crea, sebbene le suggestioni ricevute da un dove sconosciuto siano le detentrici del potere di scrittura incise nella sua mente. Egli non è altro che l’esecutore manuale, il pensatore nel cui pensiero, nella cui mente tali suggestioni si insinuano integrali affinché egli le frantumi e le ricomponga all’interno di una clessidra sottoposta ad incessante mutamento.

Nel florilegio di Guido Martini riscontro una versificazione che sottilmente armonizza l’osservazione della realtà e il fatto di memoria con strumenti linguistici idonei a rendere l’esuberante anelito della meditazione in un’atmosfera rarefatta di godimento intellettuale e trasversale serenità. Si coglie un senso di libertà, un senso di cristallinità, una deliziosa verve che scuote la durezza del vissuto in favore di una traduzione efficace e delicata della parola, che in sé veicola la significazione.

Non c’è struggimento o sconfortate sconfortanti visioni. Guido Martini compone pensieri di assoluta sintesi adeguandosi ad una personalissima regola di traduzione segnica. Non vaga alla ricerca della parola efficace che potrebbe tradursi in macchinosità del gesto, né ricorre a metafore funamboliche e sguardi irrigiditi di compiacimento. Non gode della sua creatura: la sua attitudine artistica compare in trasparenza, sebbene l’io narrante qui e là visibile appaia quale riscontro autobiografico. Egli sollecita la mente ad elaborare visioni che in un caleidoscopio di percezioni sensoriali traslano l’insieme in immagini nitide, scevre da superflue contaminazioni di inaffidabili ed artificiali iperbolismi danzanti musica assordante. Non è intonazione dalla ritmicità possente. E’ un canto sussurrato che si allunga in relazione all’unico criterio della personificazione della visione, che emerge come condizione dell’individuo nel momento dell’illuminazione. E’ un’energia che spinge dall’interno all’esterno seguendo il filo conduttore di una vibrante nota che si allunga fino all’ultima pagina.

Il poeta disegna un percorso emozionale; elabora la proiezione esterna alimentandola con la ritmicità di un pensatore. Non è l’estemporanea percezione a permettergli di essere poeta. Piuttosto è la sedimentazione di occasioni che si dilatano, squarciano limiti materiali, puntano il seme primordiale e ne condensano la voce in un nucleo prospettico passato-presente eterni che si realizza infine in un verso libero.

In linea con la versatilità della scrittura contemporanea colta, la sua poesia rinnova il cromatismo di una forma che media tra la ricerca dell’orizzonte visivo e la codificazione della privatissima produzione; in tal senso l’estensione verbale assume una netta configurazione di ombra e di luce, di colori e intonazioni luminose ed opache in un movimento ritmico che è altresì ragione dell’equilibrio di contenuto, di spazio condensato e considerazione temporale entro cui racchiudere e rendere efficace il verso, la parola, il segno trasparente.

La scrittura, connotata di denso autocontrollo, non assume mai il carattere del volo ascensionale, ma resta in coincidenza con spazi identificabili, sebbene lasci emergere dal frastuono circostante una quiete spirituale che pone l’artista in una condizione altra, ne solca il terreno che sollecita, che urge la lettura del sé. Ne emerge un realismo totale che enuclea paradigmi sensoriali ed emozionali, intellettuali e naturalistici in uno scenario di cromia soffusa che consolida la sottile traslazione in argomentazioni che conducono inevitabilmente verso gli spazi temporali dell’io e si proiettano oltre l’io, lasciando emergere il clima interno di una scrittura impressionista. Il respiro di natura suggella quel campo visivo e sensoriale e sintetizza quell’energia cui corrisponde l’ordine del poeta e la sua intenzione.

Sviluppati come tratti episodici coesi e coerenti, i versi di Guido Martini sono organizzati secondo un criterio che media dalla composizione classica le essenze del tradurre riflessioni. Intimisti ed ermetici, i versi si dilatano, proseguono lungo un percorso immaginativo mediante strategie linguistiche che ricorrono a frequenti enjambement e parti introduttive simili ad una drammatizzazione poetica che si distanzia dall’adorazione e dal senso di contemplazione e che, al contrario, va a penetrare le circostanze facendone risaltare il fatto totale ed implicativo al punto da renderne l’oggettività di riconoscimento in un unico grande quadro.

L’espressione colta emerge dalla scelta ponderata degli elementi strutturali della composizione poetica, dalle parole alla forma del verso sino alla punteggiatura che segue il respiro, ora silente e privo di asperità, ora irrompente, avvolgente, fremente.

Versi rivolti a chi penetra gli spazi del non detto.

La parola immagine condensa alterne figure che oscillano tra espressioni proprie di un linguaggio ordinario e legate tra loro da elementi che sconfinano oltre e che appartengono esattamente al ruolo del poeta creatore di sollecitazioni intelletto-cuore-coscienza. Si tratta di fotogrammi inconsueti che rafforzano l’intenzione per mezzo di figure retoriche classiche (si considerino la frequente alternanza e l’inversione) che mediano dalla puntualità di un linguaggio per immagini simboliche (la magia…che non sa sfiorire), la cui ricchezza sensoriale si armonizza con una correttezza semantico-strutturale che tiene in giusta considerazione la prossemica sensibile a realizzare il tracciato linguistico in senso completo.

Potrei paragonare talune poesie ad haiku, in cui la mediazione di elementi e circostanze naturali si rappresentano come il veicolo ideale per evidenziare emozioni enfatizzate talora da meronimi, da ossimori tendenti a condensare la variazione e la descrizione puntuale, ma anche da un’alterazione sintattica.

Di consistente valore metaforico è la variatio ritmica di un’intonazione equilibrata anti iperbolica, anti maestosa che si rivela mediante parole che risuonano intense, penetranti, con un’alternanza di basamento condensato e che potrei assimilare ad un linguaggio segnico così rappresentato:

_ _ vo lo - __ - ga bbia no _ _ - _ ___ sul gi allo ingrigito - - _ _ _ __ di un’al ba di pioggia:

(Pausa)

_ ____ _ _____ il profilo del sole

L’accentazione tonale condensa l’intenzione in uno stile di lettura antideclamatorio, insofferente ad alcuna ascesi ritmica allo scopo di amplificare silenzi che parlano senza intromissioni.

Non mi guardare muta
Quando ancora il profilo
Mi mostri netto
Nel nero della notte, inattesa
Parlami!

(da Amica Luna)

Il linguaggio per immagini simboliche di Guido Martini deve molto al segno criptico dei sogni, le cui descrizioni - nella sospensione e nell’interruzione - riconducono ad emozioni grevi e frammentarie nella condizione di etereità (Profumo di sogni:….di cielo in notte senza pelle) e ancora conservano lo stupore di attese, di incontri, di situazioni che si raggomitolano in tempi di luce, in templi di saggia meditazione, in spazi privi di steccati. La parola sobria dalla magnetica asciuttezza si dilata per raccogliere immagini di un passato che è presente nel ricordo, che si trasforma in energia propulsiva perché l’atmosfera possa goderne fino allo spazio successivo.

Nella spiaggia di gennaio ricordo solo te

(da Cielo d’inverno)

L’incontro con lei-donna avviene sul piano orizzontale di un palcoscenico configurato in uno spazio-tempo dai colori sbiaditi.

Io-te dimensionati in un infinito movimento di pensiero per lottare incessantemente contro l’immobilità che offusca, ottenebra. Allontana. Separa.

Lo so che l’hai messa
sul tavolo la rosa
……
Niente domande. Niente risposte.
..…
La febbre
Del mio continuo canto

(Tra le cose)

Nell’eterno “spasmo di quiete” il poeta avverte l’urgenza di cogliere il suo segno prima che il tempo storico ne dissipi la bellezza.
Recensione
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