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Nel nostro tempo smembrato, rapito dal fare, dall'efficientismo, in questo lavoro si coglie il tempo del pensare, del ricupero di contenuti, dell'apertura al testo integralmente contro ogni estraneità: analisi fitta con molti richiami di letterati, critici, poeti senza facili consensi, innervamento di linee culturali autentiche sempre al di là, perciò, del dato, del fatto, dell'evento per cogliere l'essenziale, la rigorosa esperienza poetica, dinamicità e non empiricità. Itinerario verso, meglio in, nel testo, nella poesia, processo controcorrente delle Autrici che riportano alla luce categorie occultate, ma fortunatamente non disfatte, categorie non prefissanti o predeterminanti, con illuminante cammino che è innanzi tutto ricupero dell'essere, fenomenologicamente del senso della parola, mai casuale perché verbo con significato suo proprio. Ciò anche per la comunicazione quotidiana se l'essere umano vuole la comunicazione comunicante e non interrotta. Le Autrici rifiutano, nel richiamo di valori sacrali, la poesia ridotta a riferimento e funzione. Il poeta ha un compito rigoroso: creare e ricreare, e con lungimiranza aprire il futuro, osservare il molteplice per cogliere platonicamente l'unità, pensare il passato per far rivivere ciò che è ricco di senso nel futuro (tradere). Continuità temporale, perciò, contro scissioni sicché è sempre fondamentale la coordinazione, il rapporto fra critico e poeta, fortemente indicato con il «poeta nel critico ed il critico nel poeta» (Intr. p. 15). Al di là di proposte destrutturanti e di tentativi sezionanti che cadaverizzano l'opera, – finezza delle Autrici – soltanto Vera Poesia e vera Critica accadano quando interviene l'amore (p. 15). Siamo al centro; nel cuore delle riflessioni di M. G. Lenisa e F. Alunni che compiono un grande passo riconducendo il lettore all'intus-ire con implicito riferimento a S. Agostino, Pascal, Bergson, Marcel. E inoltre a Dilthey, Jaspers, alla sua distinzione del 1913 fra erklären e verstehen, a Heidegger, Derrida. Conducono il lettore all'intus-legere, all'intenzionalità, a temi relativi alla simpatia e all'empatia. Questo libro si muove criticamente, esteticamente sempre nel richiamo dell'interiorità, della poesia, dell'«invocazione ed evocazione nella dinamica del comprendere» che non può ridursi al mero spiegare, al conoscere per concatenazioni causali (erklären) o attraverso "arte e scienza". E relativamente alla natura dell'ispirazione, con intensità le Autrici sostengono che è "legata all'universo psichico", a un'energia che muove e sommuove attingendo dalle forze coscienziali e forse meglio dall'interiorità. E evidente che anche l'inconscio stimola, ma non può tiranneggiare l'inventività interiore. Nella pagina implicito Jung piuttosto che Freud. Ispirazione: inspirare, penetrazione e soffio, dinamismo verticale e capovolgimento, movimento ascensionale, ritorno all'origine (v. Febo Delfi, Mario Luzi cfr. pp. 20-22). Ispirazione, antiavanguardia. Ispirazione, analisi infittite, sensoriale e intellettuale, diretta e indiretta che non presentano certo reticolati perché sono correlate, "sfumate". Sempre è vivo il sincretismo come ricreazione e armonia. Ricche le pagine sullo "spunto" (temi ampiamente e storicamente documentati); sul "punto" di congiunzione di aspetti della visione e della conoscenza, l'estasi-canto, scrive poeticamente Mario Luzi; sull'entusiasmo: l'entusiasta – scrive Jaspers – «è vivo e vivente nell'appercepire il nuovo» (p. 33); sulla parola-chiave, sul difficile equilibrio fra spunto e entusiasmo (p. 37 sg.), richiamando tra gli altri Ezra Pound. Le Autrici incedono su un tema coinvolgente: la poesia come tavolozza di colori oppure no: presente Bárberi Squarotti «che riporta i colori nell'immobilità» mentre Maffia «li intinge nella vita, in quella tavolozza ribollente, paolina che gorgoglia: "Tutta la natura geme e soffre"» (p. 48). Sullo spunto e sull'arte come forma è giustamente richiamato L. Pareyson che, criticate le estetiche puramente formali (Kant, Herbart) o puramente contenutistiche (Herder, Hegel, Marx; dei positivisti: Taine), criticato B. Croce e J. Dewey, oltrepassato il nuovo contenutismo e il puro formalismo, sottolinea che l'arte «è veramente possibile solo dal punto di vista della forma» (L. Pareyson, L'estetica e i suoi problemi, Marzorati, Milano 1961, p. 51), senza separabilità fra forma e contenuto. E a proposito di Kant le Autrici pongono bene in luce come l'arte per essere tale debba essere disinteressata (p. 52). L'opera in esame ricerca anche senza sosta la bellezza con i suoi molti volti e un nuovo possibile linguaggio simbolico (Zecchi, Magrini); bellezza riproposta e finalmente ritornata alla luce, collegata alla libertà, con evocazione della musica, pittura e ancora della poesia svincolata dall'emotività. E sulla poesia ancora richiami di Platone, Aristotele, Kant, Lipps con ritorno al problema sensoriale e intellettuale (Ungaretti), con attenzione alla poetabilità e poeticità, alle forme degenerative della poesia, all'economia del semplicismo, predilezione dell'esteriorità nello stile e nei temi (p. 67), alla "spontaneità nell'artificio" (p. 69), espressione davvero forte delle Autrici, sempre confortate da filosofi. Cultura interdisciplinare che ben più profondamente apre alla necessità del centro logico, alla tematica del testo contro ogni estraneità – come già osservato – di autore e lettore, di autore e critico, contro il pesante rischio di ogni forma di soggettivismo. Problemi forti posti e riproposti dalle Autrici, in una assidua continuità, anche nel riflettere sull'Armonia che deriva dialetticamente dai contrari e dai contrasti, perché l'arte raccoglie in sé l'energia per superarli anche attraverso l'interscambio artista e mondo-natura. E viene richiamato Schiller «Ovunque i poeti sono, già per definizione, i custodi della natura» (p. 73). Ma come questo rapporto insorge, vive, si manifesta? Arduo problema con i suoi problemi ricondotto all'origine dalle Autrici, all'ispirazione nella duplice forma, procedendo coerentemente alla radice (intus-legere) in un mondo infranto, terra della morte di Dio, della poesia, dei valori umani che aiutano fondamentalmente la comprensione: il linguaggio ispirato dall'uomo spezza gli argini; dialettica osservazione: «La siepe [leopardiana] nell'indicare la misura, accede all'incommensurabile» (p. 75). Ed è anche per questa strada che la poesia è sempre in prima luce, conquista che si ricrea, «amore, data la continua novità che essa rappresenta» (p. 79). Armonia (armonioso, armonico) e comprensione del testo, empatia e simpatia. Rigoroso il richiamo di Lipps e di Scheler con rilievi relativi alla riduttività interpretativa dell'uno e dell'altro, mentre Bergson si presenta alle Autrici come il pensatore che più completamente esprime il senso del coglimento del mondo e della vita. Ci sia concessa una riflessione che solo in apparenza sembra evadere dal libro di M. G. Lenisa e F. Alunni. L'intuizione di Bergson è da Pascal; da Bergson lo scolaro Marcel con la comunicazione io-tu-noi che è comprensione; da Bergson ancora Minkowski, per il "tempo vissuto" e per la comprensione della "personalità vivente" che pur con le sue chiusure, i suoi conflitti, contrasti psicopatologici può trovare armonia. In sintesi: la lettura del testo, della poesia – scrivono le Autrici – deve cogliere nell'unità l'opera stessa, ciò che la filosofia fenomenologica e la filosofia esistenziale sostengono per l'essere umano, e la psichiatria fenomenologica afferma relativamente alla persona che è malata. Cultura interdisciplinare, correlazione di modalità umane e culturali diverse ma con le stesse radici di pensiero. Non è poco. Le Autrici hanno sempre insistito nella loro pagina sulla comprensione come correlazione fra autore-testo e critico, sulla comprensione del testo attraverso l'intus-legere, sulla comprensione che è verstehen («cogliere dalle piccole cose grandi parole» p. 88. Saba; Montale, Ossidi seppia), richiamando ancora Scheler e Heidegger. E certamente la nostra riflessione con M. G. Lenisa e F. Alunni sull'empatia e la comprensione ci conduce a Husserl e alla sua scolara Edith Stein. Ancora e condividiamo (ci riemerge quanto abbiamo scritto sulla "riflessione alla seconda potenza" di G. Marcel), per le Autrici la comprensione è alogica e logica fuoriuscendo sempre da schemi conoscitivi, dai processi causali propri della cultura sensistica e positivistica e da pseudomodalità culturali scisse, divise, deprivazione di significati, affiancate dal passato, dalla tradizione. Comprensione che, per le Autrici, non esclude nessuna sfumatura possibile nella ricerca di senso, attraverso la via di un eclettismo nuovo e attivo, come osservato, rivissuto e rivalutato insieme alla riflessione tecnico-strutturale. E poiché l'analisi aiuta e insegna ad aprire, ad esaminare nelle sue modalità il testo, la poesia, coerentemente al già detto, della comprensione globale sono scandagliati suoi "moti, dal "catturare" al "sorprendere" che porta alla luce la "varietà di qualità" (Bergson) degli stati d'animo, dalla penetrazione del "precipitato emozionale" del poeta al racchiudere i "materiali creativi" (pp. 98-99) fino al ritorno, cioè alla comprensione globale stessa, comprensione dell'unità, «maturazione delle precedenti fasi ispiratine» (p. 104). Poeta comprensivo, chiariscono le Autrici con elegante disamina, è A. Manuali nella sua "raccolta" De re. Siamo d'accordo e, fra l'altro, Manuali presenta «una lunga preparazione all'atto creativo» e «i sentimenti lievitano nella consapevolezza e nella riscoperta dell'autenticità» (p. 101). L'indagine conclusiva di Maria Grazia Lenisa e di Francesca Alunni anche sul "come" e soprattutto sul "che cosa" non chiude perché la libertà nella penetrazione del testo è intesa come creatività «ordinata con appropriata metodologia» (p. 108). E che oggi, per troppi aspetti tempo del tramonto, della designificazione, del disordine si chieda creatività, ordine, misura è esperienza culturale da porre sempre in evidenza. |
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