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La poesia di Luccia Danesin si distingue per una caratteristica molto importante: la poetessa sa cogliere ed accostare contrasti arcani con originalità d'immagine ed essenzialità di parole. Un esempio a pag. 15; "Nel fresco cortile notturno | il pozzo del tempo | matura le sue lune". In un lampo, racchiuso l'inesorabile. incessante scorrere del tempo. che si perde in un "pozzo", il suo ripetersi echeggiato in un verbo."matura", come la sensazione della sua luce. "le sue lune". ma di una luce estranea e vaga, fredda.

.L'atmosfera pare che voglia nascondere un'assenza."quell'amore" iniziale del titolo. Questo, "Anni di mandorle amare, amore", all'inizio sembra riferirsi a qualcosa di lontano e poi conclude il suo ritmo discendente con un vocativo che si traduce in confessione, "amore". Bastano pochi versi per far poesia. La stessa condizione sì riscontra a pag. 20 in un componimento molto breve, nel quale le immagini esterne bastano a coeliere il mondo interiore: "Giorno disciolto | lampi di calura. || In lontananza trascina il suo lamento | un'auto che corre all'ospedale".

"Asolo" non è una descrizione di luoghi esterni, ma indicazione di immobile staticità. che si riferisce sempre all'intima condizione della poetessa; "Un'ombra lenta | sfogliando ci dischiude | il lato della morte | che non fa paura". Da qui la conclusione: "così, tutto – niente muta. | ma nutrimento ogni silenzio | ogni parola". C'è la dolcezza, ma c'è il veleno sottile della morte lenta attraverso una sensazione già indicata alla inizio; "Il tempo in questo luogo lascia | un senso di arcano esaurimento".

La memoria, che racchiude emozioni antiche, trasfigura la realtà per mezzo delle immagini. come nella poesia a pag. 16; "Difesa da antiche carezze, | nel mio stagno ritrovo | tramonti di lune". Anche il paesaggio e l'azione sono occasioni per mettere a nudo abitudini e mondo interiore. Ad esempio, a pag. 30. "Primavera qui | i viottoli si concedono asciutti | al passo solitario che compie | il rituale consenso del tempo".

Altra caratteristica è quella di attribuire alle cose inanimate della natura una delicatissima sensibilità, interiore: "lacrimae rerum". Ad esempio, dopo la vendemmia le vigne sono state "derubate di ogni frutto. || E il sole, con dita leggere, | consola tutte quelle madri". Allo stesso modo, nella poesia successiva. ."La domenica si assopisce | tra le mani inerti".

La stessa cadenza ritmica di "E il sole" e lo stesso bisogno di penetrare all'interno attraverso le immagini di una realtà esterna si hanno nella poesia a pag. 42, "Un mare accerchia". per rappresentare il quotidiano avvilito nella noia; solo le parole hanno una funzione salvifica; "E le parole | come pietre | a guadare il giorno". Allo stesso modo; nella poesia a pag. 44: "Nell'incostanza | dal greto sassoso, | s'alza e s'arruffa l'acqua – | quasi a sedurre il ciotto"

Non mancano tentativi di sperimentazione orfica, come a pag. 45. "unico il cerchio | magico e perfetto | in dignità" oppure nell'ultima poesia con cadenza simile; "Ore (come denti affilati) | staccano un minuto. || Era".

Chiude il volumetto una nota della poetessa che confessa la sua passione per la fotografia e per la poesia. Nota lineare nella compostezza, più utile di una prefazione, per conoscere meglio la sua sensibilità.

Recensione
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