|
| |
Prefazione a
Invano cerco
di Antonietta Benagiano
Spring Edizioni
Caserta 2001, pp. 46.
Francesco D'Episcopo
Esistere
Antonietta Benagiano proviene da Massafra, terra
di gravine e pietre, che celano secoli di storia. La Puglia, regione bassa e
solare, sprofonda, talvolta, nelle viscere di una terra, dalla quale il
pensiero, la parola, il sentimento emergono quasi come da un continente
sommerso, sibillino e petroso. La silloge della Benagiano conferma in pieno
questo progressivo emergere alla luce della coscienza attraverso un linguaggio
concettuale, carico di densità esistenziale ed espressiva.
I grumi del cuore si addensano ed insieme si
sciolgono in una richiesta tenace di esistenza, a cui aggrapparsi, avvinghiarsi,
per sconfiggere il demone della solitudine e del dolore. La poesia torna a
farsi, come nelle migliori occasioni, compagna, confidente amorosa di un
dialogo, che non sempre è facile imbastire con un mondo indifferente e talvolta
persino inesistente. Il non esistere si identifica, infatti, profondamente con
l'assenza di umanità e amore, che avvolge il nostro tempo, per cui il diario
poetico della Benagiano porta le stigmate di una vicenda personale, chiamata
costantemente a misurarsi con lo spettro sociale di un nuovo tempo, che stenta
ad esistere e a rappresentarsi perché ha smarrito le radici e le ragioni del
proprio destino.
Come antica Sibilla, l'autrice si fa tramite e
transfert di una inquietudine individuale e collettiva, che invoca di squarciare
l'enigma, il velo ricorrente di finzioni e artifici, per ritrovare la verità
nuda, vera, quella che non teme affronti e smentite.
Poesia è pausa dal dolore, memoria, sogno,
attesa, speranza, fuga, ritorno ad una condizione di possesso di se stessa, che
è l'unica base dalla quale ripartire per affrontare l'avventura dell'esistere,
di quello vero, non dell'altro simulato in approcci sfuggenti e svianti.
La voce di questo comunicare
è classicamente composta e costruita, si può anzi dire che la classicità è la
frontiera prescelta e perseguita per un impianto esistenziale ed estetico,
destinato a durare e a non sgretolarsi sotto la pulsione di miti illusori e
inutili. Il sentimento che si fa pensiero e poesia è la sostanza di un discorso
filosoficamente lirico, alto, per taluni versi persino solenne, sapienziale e
profetico insieme, nello spirito di una gravitas , che invoca, però, la
levità, per innalzarsi alle sorgenti della verità e della purezza. La crisalide
aspira sempre a farsi farfalla e a sfiorare i continenti possibili di una vita
da sentire tutta intera, con il polline e il profumo che generano sempre nuove
primavere. La speranza che questo sogno possa avverarsi per se stessa, per gli
altri conferisce a queste parole una forza e una fragilità, che vanno accolte
come richiesta dignitosa e persino nobile di aiuto, di ascolto attento, amoroso.
Vivere, allora, torna ad essere una sfida da portare avanti da soli e in
compagnia delle persone più amate, ma anche della poesia, alla quale con
ermetica evidenza è possibile dire tutto nella certezza di essere amati e
capiti.
| |
 |
Materiale |
| Prefazione a "Invano cerco“ di Antonietta Benagiano |
|
saggistica
|
|
| Autori |
| • | Francesco D'Episcopo |
|
|
|
Pubblicato su: Libro citato, da nr.7/2010 |
| |
|
|