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Nel saggio intitolato Farinata e Cavalcante – raccolto in
Mimesis, testo capitale per la nascita della critica stilistica – Auerbach
riprende uno spunto delle hegeliane Lezioni di estetica. Secondo lo studioso
tedesco, tratto distintivo della Commedia è un'invenzione insuperata che rende
il realismo dantesco lontanissimo dalla restante letteratura romanza: il «poema
sacro» raffigura infatti, tramite la condizione degli spiriti dell'oltretomba,
«il divenire immanente nell'essere senza tempo».
Nel corpo del mutare, ultima silloge poetica di Giovanni
Chiellino, fa leva sulla premessa di cogliere il senso della trascendenza a
partire dall'osservazione di semplici elementi naturalistici. La presenza divina
che aleggia sul libro – fisicamente incarnata dall'«Angelo» che sovente visita i
versi – viene espressa attraverso la misteriosa continuità che pervade ogni
forma di cambiamento delle cose: così il cosmo si mostra, appunto, in una
singolare, altalenante fusione tra mutazione (legata a meccanismi biologici) e
conservazione (garantita dal soffio dell'eternità).
Due sono le macrosezioni che compongono il volume: la prima,
eponima della raccolta, reca all'epigrafe un passo dei Four Quartets di T. S.
Eliot (il teorico del "correlativo oggettivo") ed è incentrata sul regno
vegetale: in testa a quasi tutte le liriche campeggia la dicitura latina con
cui, in botanica, il fiore o la pianta protagonista del componimento risulta
classificato/a; nella seconda – intitolata Nel sogno del tornare ed introdotta da
una citazione dei Sonette an Orpheus di Rilke – l'ispirazione percorre sentieri
diversi: anche se, di preferenza, la voce poetante ascolta il dettato del flusso
memoriale o riflette sullo scorrere del tempo.
Lo stile dell'autore privilegia i cromatismi, soprattutto quando
la poesia diventa ricognizione del mondo floreale: allora la pagina si tinge di
innumerevoli colori (vividi come il rosso delle «piste» che Quasimodo ha cantato
in Lamento per il Sud), e ricostruisce fedelmente paesaggi ed atmosfere della
nativa Calabria: «ondeggia il grano per tutta la pianura | sino al Castagi –
«piccola fiumara della mia infanzia», chiosa la nota d'autore – e poi | su, su
per la collina | e giù, giù lontano verso il mare: | azzurro-oro nell'alba | che
si schiera all'orizzonte». Filtrato dalla lente del ricordo, prende dunque corpo
il patrimonio delle antiche tradizioni, conosciute nell'età infantile e
naturaliter metabolizzate: per certi aspetti, pare al lettore di respirare il
clima culturale – di una "meridionalità" ancestrale – che Carlo Levi ha
immortalato in Cristo si è fermato a Eboli. Nel repertorio degli strumenti
retorici, si segnala l'impiego atipico delle coblas capfinidas: non tanto tra la
fine di una stanza e l'inizio della successiva, quanto piuttosto all'interno di
uno stesso verso, spesso tra la conclusione di una frase e l'avvio della
seguente, oppure con una virgola quale unico spartiacque («Occhi. Occhi sui
davanzali» e «Ricci, ricci in alto» suonano, rispettivamente, gli incipit delle
contigue Castanea Sativa e Dianthus Cariophyllus; ma questa caratteristica si
ripete anche nelle battute d'avvio di altri componimenti); l'artificio è spesso
funzionale a saldare le parole alla maniera degli anelli di una catena: il
ritmo, di conseguenza, si accorda all'andamento melodioso delle nenie ascoltate
all'epoca dei vagiti inconsapevoli.
Alla maniera del dottor Zivago di Pastemak (Giovanni Chiellino è
medico di professione) l'io lirico di Nel corpo del mutare osserva la natura e
se ne lascia trasportare affascinato; l'ottica dell'uomo di scienza è tutt'altro
che un impaccio, in quanto permette all'autore di penetrare più a fondo nella
realtà fenomenica. Alla fine del viaggio testuale, il lettore chiude il libro
con gratitudine verso il poeta che – per dirla con Ungaretti – ha saputo farlo
sentire «una docile fibra | dell'universo». Nel corpo del mutare, infatti, è
come una sosta in un bosco ombroso e refrigerante: di quelle che si gustano con
intima soddisfazione e, una volta ripreso il cammino quotidiano, si ricordano
con nostalgico rimpianto.
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Recensione |
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Nel corpo del mutare
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poesia
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| Autori |
| • | Giovanni Chiellino |
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Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2004 |
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| Prefazione di Tommaso Kemeny. Postfazione di Paolo Ruffilli. Nota di Sandro Gros-Pietro - pp. 98 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Oggi e Domani nr.10/2005
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