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Carpe diem: cogli l’attimo, l’istante più vitale e più gioioso, anche se è circondato da tanti, a volte troppi momenti in cui si è disorientati, sfibrati, dall’incessante ritmo che questa vita ci propone. Pietro Nigro canta il sentimento della malinconia, sente le brutture del mondo (“… piange la storia crimini ignoti / solo a chi non sa o non vuol veder…”), vive con sofferta emozione il disegno dell’uomo ingabbiato nella stessa routine di “mondi provvisori”.

Il poeta ci turba quasi con la sua schiettezza, e ci fa riflettere sulla realtà in cui viviamo, sulla corruzione dell’intima natura umana, ma accenna anche, qua e là al sogno che non può mancare, che riempie e rende degna la vita, percepisce con lucida chiarezza, che esiste “dentro, qualcosa”, che c’è ancora spazio per la speranza, anche se questa è fatta solo di illusioni.

“Ritornerà il gabbiano … a riportare certezze”.

Recensione
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