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Tra il mitico e l'attuale.
L'investigazione liberatoria di Veniero Scarselli

Di Veniero Scarselli (poeta a cui l' "Indipendente" ha dedicato un'intera pagina del suo "album" del 24/01/93, con interventi di Giancarlo Oli e Federico Fubini), oltre il nome, degno di un personaggio dannunziano o pirandelliano, conoscevo appena alcuni titoli attraenti di suoi libri, come Isole e vele, dal fascino marino; Pavana per una madre defunta, evocante note di Ravel; l'inquietante Torbidi amorosi labirinti. Sulla scia di questi titoli, varie recensioni in riviste letterarie o notizie di premi e riconoscimenti lusinghieri all'ignoto scrittore, stimolavano la mia curiosità e il desiderio di leggere quelle opere: ma, poiché è destino dei libri di poesia la "incommerciabilità" e, se non si vive nella cerchia di quell'autore non è tanto facile procurarsi i suoi "figli di carta", non avevo potuto avere quel piacere. Fino a che non ebbi la fortuita (e fortunata) occasione d'incontrare lo sconosciuto a Verona, per condividere con lui un premio letterario. Seguì lo scambio di libri ed eccomi con il suo ultimo nato in mano, un volumetto il cui titolo, stavolta; oltre che allettante, è ben complesso e di sapore omerico. Si tratta di Priaposodomomachia, una battaglia in versi che lascia spazio alle ipotesi più ardite ed eccita alla lettura per verificarle.

L'opera, che ha già avuto numerosi consensi di critici di prestigio (fra questi, Vittoriano Esposito, Oreste Macrì, Valerio Magrelli, Roberto Pazzi, Paolo Ruffilli e varie donne-poeta, quali Maria Grazia Lenisa ed Elena Milesi) è un poemetto di 38 brani legati in un racconto epico di grande forza inventiva, dove l'elemento onirico si fonde con un linguaggio di cruda realtà e la "scena" si colora di meraviglioso e di orrendo, nell'evocazione di una lotta immane, intrisa di mitico e di attuale. In apparenza, è la lotta di un giovane maschio con una bellissima Niobe, "amante, madre, sorella, amica", appartenente alla «specie di uccelli celesti | che delizia le foreste dei viventi». Appare al giovane, con citazione dantesca, "benignamente d'umiltà vestita" ed egli immerge il suo "priapo generoso e sfortunato" «in quel gorgo di sospiri | nel cui fondo s'agitavano soltanto | le sembianze impudiche del Demonio!» Comincia, così, la terribile delusione, la lotta coi mostri annidati in quelle rosee meraviglie, porta proibita dell'inferno; il "grande Ano" adesca con "tenere tenerezze" e nasconde la voragine di Sodoma.

Invano il giovane s'aggrappa all' "anima incorruttibile" dell'amata; nessuno gli dà soccorso ed egli finisce con l'.uccidere il mostro, perdendo, però, qualcosa del suo corpo. Siamo al XXII brano e la storia prende un ritmo di catarsi, di metamorfosi, di rimorso, di espiazione; altri eventi incalzano; la bestia torna a volere infierire sulla vittima, che, in extremis e con molta pena, libera la propria anima da un corpiciattolo tormentato dal male. E', questa, una sintesi assai schematica, ben lungi dal rendere il fluente immaginóso linguaggio del poema, frammisto di lirica impetuosità e di lucida crudezza. Ma quale il senso segreto del racconto, che, preso alla lettera, potrebbe far pensare alla misogine concezioni medievali (e purtroppo, in qualche società, sopravvissute al Medioevo), sulla donna simbolo del male, alleata con Satana? La salvezza di Veniero Scarselli dalla protesta femminile è nell'ironia, nella metafora della sua invenzione. "Come donna", dice Patrizia Adami Rook nella prefazione, "potrei sentirmi offesa che ancora una volta il corpo femminile venga utilizzato (oggi dal poeta, come già ieri dai padri della Chiesa) per rappresentare il male... Ma non questa volta, perché V eniero Scarselli, esasperando la.formula abituale fino al parossismo, ironizza proprio sul piccolo maschio vacillante di fronte all'istinto...". Nella lotta del cavaliere contro il mostro la Adami Rook individua il mito del figlio maschio che lotta contro la madre per differenziarsi dal segno femminile e imporsi nella propria identità, ma in fondo è un eroe mancato e di questa sconfitta la parola poetica s'impadronisce con un tentativo di denuncia, da salutarsi con un "benvenuto, se è vero che poeta significa alla lettera creatore".

Lo stesso Scarselli parla della sua "sacra rappresentazione" come di una "vera e propria investigazione liberatoria nei sottosuoli emozionali più inconfessati o censurati dal comune senso del pudore del lettore di poesia". Taluni critici hanno evidenziato nella poesia di Scarselli l'influsso della formazione scientifica (lo scrittore è biologo e a lungo ha insegnato Fisiologia all'Università di Milano); altri sottolineano la passione del poeta per la musica; altri la contemplazione della natura. Nel suo poema, chi mette in rilievo le tensioni medievali, chi i toni secenteschi. A noi piace seguire la piena di tute queste componenti, biografiche, inconsce o letterarie, nella loro fusione lirica e potenza creativa d'indubbia originalità, dove l'aspetto trasgressivo può essere, sì, frutto o di un lucido tentativo di esplorare le vie della poesia o di sotterranei percorsi psicanalitici, ma, per attenerci unicamente all'effetto poetico, questo ci sembra appieno conseguito, per l'armonioso congiunzione fra creatività ed elaborazione, ironia dissacratoria e ricerca di spiritualità, arditezza d' immagini e misurato controllo che riesce a sfumare al punto giusto, con classico equilibrio, quel che può sembrare eccesso in ritmo contenuto e meditato mistero.

Recensione
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