Servizi
Contatti

Eventi


Ancora un insetto, la cavalletta, il protagonista dell'ultima silloge di versi di Pasquale Martiniello, edita, come le precedenti, dall'editrice Ferraro di Napoli.

Il poeta di Mirabella Eclano prosegue il suo cammino iniziato nel 1976 con Testimonianze Irpine (Editore Calabrese, Lione) ed ha al suo attivo, compresa questa sua ultima raccolta, ventiquattro volumi di poesia. Dell'Evoluzione poetica spirituale e artistica di Pasquale Martiniello, sempre per la casa editrice Ferraro, nel 2007, si è occupato con raro acume e rigore critico, Antonio Crecchia che, sempre nel 2007, per le edizioni ac di Termoli, ha curato la Ricostruzione critica dell'opera opera di Pasquale Martiniello, antologizzando i giudizi critici di quanti si sono occupati del lo studio sull'intera produzione del poeta irpino (fra gli altri, Giovanni Amodio, Antonio Coppola, Vincenzo D'Alessio, Alessandro Di Napoli, Vittoriano Esposito, Vincenzo Napolillo, Paolo Saggese e Armando Saveriano). Di recente Pasquale Martiniello ha curato la pubblicazione di alcune poesie di Giuseppe Giacalone (Pane e sale, Editrice Ferraro, Napoli, 2009). Le cavallette, con prefazione-studio di Armando Saveriano, che si occupa del nostro da Memoria e tempo (Editrice Ferraro, Napoli, 1998), che sviluppa e arricchisce il percorso iniziato con la raccolta Il picchio (2003) e continuato, poi, con La zanzara (2004), I ragni (2005), Occhio di civetta (2006), Le farfalle (2007) e Il formichiere (2008), sempre editi dalla Editrice Ferraro di Napoli, sono la metafora del potere avido ed invadente che in questi ultimi decenni, ma si potrebbe ritenere da sempre, si è impadronito, senza pudore, della vita degli italiani, dello Stato e dell'economia e, qualche volta anche della Chiesa come istituzione. Uno dei bersagli preferiti da Martiniello è il Cavaliere che a suo giudizio ha superato ogni limite e ogni possibile decenza. Numerose le poesie che si occupano della politica, in generale, e del Cavaliere, in particolare. Le più significative e sicure ci sono apparse, anche sul versante più propriamente della resa stilistica, quelle dedicate allo Stato ladrone (Si aggrappano, p. 66; La nostrana gramigna, pp. 88-89; Noi siamo, p. 112), alla politica (Voglio, p. 57; L'illecito, p. 62; Lasciare il miele, p. 65; La casta dei volatili, p. 69; I nostri sono politici, p. 90; La mia terra, pp. 101 —102; Mia sinistra, pp. 133 —134; 11 voto, p. 136; Papponi, p. 140; La macchina, p. 141), al Cavaliere (Il cavaliere, p. 80; Il dialogo, p. 83; Ahi, p 129), al tema religioso (Il Natale, pp. 59 - 60; Ai piedi della croce, p. 61; Stiano i signori, p. 63; Altro, p. 130; Padre Pio, pp. 146 - 147), alla donna d'oggi (La vita più che una farsa, p. 67; Le pollastre, p. 123), all'Irpinia (L'Irpinia, p. 79) e al Formicoso (Formicoso, pp. 105 - 106). Le poesie di Martiniello, a volte, nascono anche da piccoli fatti di cronaca, come quella dedicata ad Eluana o quelle scritte in difesa del Formicoso, ma anche in questi casi, dove si può essere vittima della poesia d'occasione, il poeta di Mirabella riesce a scrivere versi stupendi.

Dopo Pasolini, nessuno come e più di Martiniello è riuscito a fare poesia civile. Nel suo ultimo libro la nostra è una nazione senza regole, ove i diritti possono solo essere concessi e ove la democrazia diviene sempre più debole (Non è opera tua, p. 42) e legata agli umori del "capo", che si ritiene persino erede di De Gasperi (Il messaggio, p. 44).

Particolarmente felici anche le poesie che affrontano il tema della giustizia (Non c'è bilancia, p. 36; La cancrena, p.55; L'illecito, p. 62), il tema della legalità, come principio (Il messaggio, p. 44), della corruttela e dello sfacelo etico (Scatta il dolore, p. 50). Martiniello vive da una vita nella sua Mirabella Eclano, ma da quell'osservatorio isolato e privilegiato è come se avesse più volte attraversato il mondo, con partenze e ritorni sempre più frequenti. Per conoscere il mondo non è necessario frequentarlo fisicamente: è sufficiente guardarlo, capirlo, indagarlo con l'occhio dell'osservatore scrupoloso e attento e, a volte, quando necessario, innamorato, tipico dei poeti di razza (Montale, Luzi, Scotellaro). I nuovi mezzi di comunicazione ci aiutano a farlo e Martiniello conosce profondamente tutto ciò che succede nel mondo. E questa conoscenza lo aiuta a scrivere versi che, ormai, da più di un decennio, hanno raggiunto la consapevolezza di una irreversibile crisi d'appartenenza e di convivenza. Con la saggezza precocemente raggiunta, figlia legittima dei sacrifici giovanili e dell'esperienza, Martiniello ci offre il fuoco della controversia che da anni sta lacerando la vita, l'uomo e la sua storia. Sete di potere e di apparenza stanno rovinando il mondo e Martiniello ne descrive poeticamente la condanna e la offre a quei pochi che credono ancora di poter salvare il mondo e renderlo migliore. Leggendo e rileggendo Martiniello potremmo fare nostra la nozione di "pessimismo della ragione" se ancora non albergasse in lui e in noi qualche briciola di Speranza cristiana.

Anche quando i temi sono gli stessi, la poesia di Martiniello sembra sempre nuova e questo accade perché è lo stile a renderli diversi. Martiniello non ha scritto un solo libro a partire da Testimonianze irpine (Editore Calabrese, Lioni, 1976), ma qualora lo si volesse affermare questo potrebbe essere vero solo per il contenuto delle sue silloge e solo perché, in fondo, Martiniello ha scritto il libro della sua vita. Le pubblicazioni successive, a partire da L'ora della iena, pur ispirandosi a temi analoghi, si lasciano condizionare solo temporalmente dalle date della loro stesura. Le sue poesie sono universali pur essendo immerse nella storia. Per lui, per il poeta di Mirabella Eclano pin che per altri, si potrebbe dire: la sua poesia è la sua vita. Fra le due non vi è alcuna differenza; vi è immedesimazione. Quelli di Martiniello, da Testimonianze irpine (Editrice Calabrese, Lioni) a Le cavallette, infatti, sono i versi di una vita per la vita. La poesia è stata la sua vita, la sua vita tutta la sua poesia. Non c'è stato giorno che non abbia vissuto e non abbia sofferto per essa e con essa. I poeti non li ascolta nessuno, gli confidavo qualche mese fa nella sua casa, a Mirabella Eclano, eppure i poeti, chissà per quale misteriosa ragione a loro stessi ignota, continuano a scrivere e a pubblicare versi. I poeti continuano a scrivere, gli dissi, forse perché sanno che la vita è tutta un sogno e che la poesia è il sogno più bello. Lui mi guardò, come solo lui sa fare, con gli occhi illuminati di tristezza, consapevole come era, senza volerlo ammettere che i poeti e la poesia di più non possono fare. Le cavallette confermano lo stile e l'altezza espressiva già raggiunti con L'orlo del bicchiere (Editrice Ferraro, Napoli, 1997).

Martiniello, con questo suo ultimo lavoro, in ordine di tempo, si conferma come uno dei poeti più importanti del nostro tempo.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza