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Il mondo di due poeti siciliani: Romano e De Luca

Due raccolte di liriche-entrambe del 2002 ed ambedue edite in Sicilia rispettivamente per i tipi di "Elle Edizioni" (Palermo), la prima, e per i tipi di Thule' (Palermo), la seconda. I nomi dei poeti:Tommaso Romano e Amalia De Luca. Questa, al suo esordio poetico, quello con alle spalle un buon numero di pubblicazioni in versi e in prosa. Là seconda, docente di lettere nei licei e preside, il primo, insegnante di filosofìa. Il titolo della silloge di Romano, "Futuro eventuale”, e il titolo della raccolta di De Luca, "Radere litora" (Rasentare i lidi) lasciano immediatamente presagire lo sviluppo delle due visioni della vita: un po' criptica, ma tesa ad indagare la realtà, quella romaniana, più aperta, ma sempre euristica quella deluchiana. Entrambe dirette al medesimo scopo cioè all'indagine sul mondo consistente per Romano nell’Essere Immutabile" e incentrata sull’ultimo raggio di sole" per De Luca. L'Universo di Romano nel quale, scrive, "il mistero illeggiadrisce | il meccanico procedere dei giorni | mentre di sconfinate certezze | è avvolto il cielo del dubbio". Non solo, in un altro luogo, addirittura "laconico e ammutolito | è il cielo della morte" visto che "non tuona più la notte | e non è rimasto usuale il giorno".

Tali motivi si ripetono spesso e volentieri nel mondo romaniano teso sia alla ricerca della pietra filosofale, sia all'interpretazione, egli osserva, "di un evento | o di un segno | o d'una morte | che viene senza chiederlo ".

Ma nella poetica di Romano c'è anche qualche attesa particolare come, ad esempio, quella che "s'apre al piccolo mondo, | incornicia d'estate | quest'abbraccio di verdi vigneti | e ulivi centenari di fronte l'inteso profumo di gelsomino alto e frondoso". Ma l'attesa più bèlla è quella religiosa perché il poeta, dopo aver vissuto “l’attesa caricata | d’ansia d’un mese tribolato” s’appella a Dio al quale egli dice: "c'è tempo ancora | per pregare" tenuto conto, altresì, che "si cerca il dono | e si soffre in silenzio". Dopo aver reso omaggio alla Toscana, nel "Taccuino pistoiese", dove "ricompare la pace | quella del cuore", il poeta s'accomiata dal lettore, prima, con un "Madrigale" in cui "alla penombra francescana" si respira "un alito d'incenso" e, dopo, con un altro motivo religioso in cui il poeta ritrova "la preghiera del cuore dei giorni | del sereno preludio... ".

La poesia di Amalia De Luca è meno misterica quantunque non manchino in essa accenti diretti alla ricerca del vero e della speranza che "il sole | risorga almeno per un 'ora ". Convinta che si debba indagare intorno alla verità e alla vita, afferma anche, nella lirica "II vento del deserto", che, appunto il vento, scopre "scheletri sepolti | scarniti dall'arsura " e che la volontà impone la legge della riluttanza "allo sbilanciato cuore". E allora ecco che la poetessa si appella alla luna l'unica in grado di indicare agli uomini dove tende il travagliato cammino della vita. L'uomo è solo, scrive la poetessa nel componimento "Homo solus", talmente solo che gli è consentito soltanto sbirciare attraverso una fenditura “evanescenti sagome danzanti”. Ciò perchè all'individuo la via è sbarrata "da ceppi | sottratti al fuoco dell'amore" e allo stesso la nave fugge di mano rischiando di inabissarsi. Alcune liriche deluchiane sono molto riuscite perché nel mondo della poetessa si avverte una sincerità che le impone la legittima domanda intorno al tormentato viaggio del soggetto sulla terra. Ma la notte è "senza vento", ella aggiunge, sicché l'unico rifugio diventa la contemplazione della luna la quale "naviga | spinta dal vento | nel suo eterno | solitario cammino". I motivi del sole e della luna tornano spesso nella poetica deluchiana sia perché questi arrecano un po' di conforto all'esacerbato animo dell'Autrice, sia perché l’esistenza sarebbe sempre una interminabile "Notte d'inverno", come suona un'altra sua lirica..

Recensione
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