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Fa una certa tenerezza il giovane Pietro Nigro in questo quaderno di scritti giovanili. Tenerezza intesa sul piano umano, a motivo dei conflitti morali che l’adolescenza causa ad ogni individuo che si appresta a diventare uomo.”diciotto anni, ma mi sembra d’ averne molti di più …” scrive il 6 agosto 1957; vittima delle incomprensioni famigliari e dell’ambito scolastico. La giovinezza, è risaputo, è causa di aperture, ma soprattutto di chiusure psicologiche, quando si crede di essere da soli a combattere contro tutto e tutti per far prevalere il proprio modo di essere e di pensare. Stupisce, invece, in Pietro Nigro l’inclinazione artistica già a quella tenera età. Riflessioni, racconti e poesie, anticipano chiaramente quello che sarà negli anni futuri, cioè l’artista che oggi noi conosciamo, apprezzato dalla critica del settore e dagli appassionati del genere. Un’ottima idea, quella dell’autore, di dare alle stampe questo quaderno (il primo di una serie) in cui non solo l’autore può rivedersi, ma ognuno di noi, in particolare i giovani, per trarre da queste pagine la forza di credere nelle proprie idee e di proseguire, con coerenza, nella realizzazione delle stesse, per dare un senso alla propria vita. Dopo la piacevole lettura, sento di apprezzare di più Pietro Nigro, uomo e artista, di indubbio talento.

Recensione
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