Servizi
Contatti

Eventi


“Nefasta onda funesta devastazione”
Così conclude “Introibo”, la poesia di entrata alla nuova raccolta, dando un giudizio senza speranza “sul muro sgretolato dal non senso delle cose”. Ma gli interrogativi posti nel corpo centrale della poesia, che la conclusione della stessa sembra rendere retorici e pleonastici, ritrovano vigore e risposte altre nello svilupparsi del libro. E la conclusione di tutta l’opera sembra aprire alla speranza: “E anche il cuore è luce di viole fiorite | sulla linea ultima del giorno che a noi così non muore | Miracolo, poeta, l’infinita nostra attesa”. (da: “L’infinita nostra attesa”).

Sembra di rivivere con altro stile ed altre motivazioni la parabola dei Sepolcri di foscoliana memoria: dal giudizio senza appello sulla morte senza speranza, ad una morale fondata sulla passione civile e sull’arte, che dà senso all’umano dibattersi tra morte e vita. Attraverso intuiti e bagliori poetici, frammenti appunto, il poeta indica dei sentieri della speranza che aiutano a vivere e danno senso all’umana fatica regalandole motivi di esistere. Mi pare che si possano raccogliere intorno a 3 nuclei: l’arte, la natura, la maternità.

Che la poesia sia espressione della bellezza delle cose, sia forse la sintesi e il suggello del tutto, sta nella citazione sopraindicata che conclude l’opera: miracolo, poeta, l’infinita nostra attesa. Insomma, è solo chi sa cogliere l’arcano messaggio vitale della Bellezza, il poeta,che può rendere infinita l’attesa di vita che è nascosta nelle cose.

Questa idea sottende tutta la produzione poetica e qui e là emerge conme portata alla luce da torrenti carsici. Così è in ”Venezia”, o nei versi conclusivi di “Irripetibile effimero”. E questa funzione della poesia viene esplicitata ne ”Sul carro rosso del Sole”.

Se la poesia-Bellezza è la forma della speranza che traspare qua e là, la natura ne è la sostanza. Il poeta contempla la natura e il suo occhio incantato ne scorge la Bellezza e i palpiti di vita che essa racchiude. A chi sa penetrare nel suo mistero, la natura rivela il suo essere più profondo, capace di continua rigenerazione. Sono scorci, frammenti, attimi d’incanto. “Alla natura” svela chiaramente questa dimensione vitale. Amore appare al poeta come il mistero nascosto del prorompere della Natura, nel suo gioco variopinto e molteplice. E questo incanto si ripete nell’albamarina al punto che l’autore confessa: “Devo chiamarla Bene questa tua immensa albamarina | che riluce al mattino e mi risveglia…”. E così anche: “E nel biondo stormire di foglie | il nostro dire vibrante nel mito…” (da “Metamorfosi arborea”) e ancora: “Tu, foresta immensa | ossigeno all’anima…” (da “Tu, foresta di castagni”).

Ma la realtà più intima della natura, dalla quale sgorga la vita, è la maternità. E all’essere madre l’autore ritorna di continuo perché li sta il varco per andare oltre la “funesta devastazione”. Nel recitarlo solo all’amore viene annunciato con pudore il mistero del concepimento che della maternità è l’aurora: “Dell’altro | dell’orgasmo mio | non ti parlerò | …”. Ma vita e morte sono intrecciate indissolubilmente e la madre detiene le chiavi di questo mistero: “E mater mea, voce dolce disvelaci | del morire il mistero ove s’amara | stupore d’albe … “ (da “E con mani di luce”).

Il tema della vita trova la sua più ampia trattazione in “Quel nostro tempo pasquale”. In questa poesia il tema della Pasqua, un tema che intreccia la Resurrezione del Figlio di Dio con l’eterno ritorno della natura che a primavera misteriosamente rinasce, ha nella madre il custode rivelatore: “E tu madre eri come la vestale | di tale gran fermento” e a conclusione: “E così nei ritorni ad ogni primavera | nell’ora d’anima inattesa | vestale …”.

Così si snoda il percorso poetico dell’autore nella ricerca di un senso all’umana fatica, quale risposta al non senso delle cose. Ed è un percorso che utilizza e padroneggia le parole, facendone emergere la capacità evocativa di atmosfere essenziali. E quanto più è capace di questo, tanto più è significativa la poesia, che a volte però diventa gioco cerebrale, quando cerca di spiegare ciò che sarebbe meglio lasciare al coinvolgimento emotivo del lettore, perché questa è l’essenza della poesia autentica.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza