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Bambina con draghi

La poesia di Renzia D’Incà mi ha colpito, in questo suo recente lavoro, per la forza e la capacità di incidere e scolpire come uno scalpello nella pietra.

Il ritmo del verso è incalzante ed efficace, e così anche le rime e lo studio attento nell’uso della parola. Renzia riesce così a dare forma e a fare vivere per immagini e visioni le sue emozioni. Sono emozioni e vissuti catartici e purificatori: la bambina affronta i draghi della figura materna e di quella paterna e li supera. Interiorizzando e fagocitando il padre e la madre, l’autrice ritorna padre e madre di se stessa, si riappropria in modo quasi alchemico (mesmerismi) della sua identità e quindi della parte femminile e di quella maschile del proprio ego. Importante l’incipit tratto dal Simposio di Platone: “Eros è un gran Demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e l’essere mortale. /……. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che tutto sia ben collegato con sé medesimo.”

È il “demone” la forza sovrannaturale che consente all’autrice di uscire da se stessa e di superare i confini imposti dagli archetipi materni e paterni, per ritornare quasi magicamente padrona della propria esistenza.

“adesso sei ancora tu che aspetto / mio amore infiorato solitario, polpastrello / sfiorato mio demone notturno alato? …………”

“il passato che non tornerà più, quel passato là / il presente che lo ripete senza far finta di niente / Tu mia ombra da decrittare, quel tempo corpo impaziente.………………”

E ancora: “forse in te non è la cura che cercavo / ma la scrittura l’inconsapevole cura / il corpo a corpo con la mia (e tua) paura / non eri tu quel corpo/verso ma controfigura
…………..”

Il volume è diviso in cinque sezioni: “Affioramenti”; “Mesmerismi”; “Ipossie binarie” ; “Parricidi” e “Dell’incurabile curagione”.

Dai titoli dati alle singole parti possiamo già notare un’acuta ricerca della forma e del suono della parola. Ricerca che diventa anche metrica nei singoli componimenti. Le strofe sono quasi tutte composte da tre versi con rima a volte alternata o baciata, ma comunque libera. E il verso breve proseguendo lungo il cammino alchemico di questa guarigione interiore e magica si distende e a poco a poco si allunga quasi nel parlato verso la fine.

È una poesia di ricerca, secca, musicale ed evocativa.

Sicuramente ci regala un’armonia nuova ed unica. E ascoltandola magicamente può evocare anche il nostro personale “demone” e portarci a ritrovare la nostra identità più nascosta e autentica.

 

 

Recensione
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