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La complessità immaginativa di Claudia Manuela Turco nel campo aperto alla poesia è movenza agonistica in una sorta di gara ad ostacoli del verso breve, capace di superare le barriere di congiunzione, di subordinazione, di discorso logico continuato. Parola-immagine (di ungarettiana memoria), snellita da ogni peso superfluo, pura sostanza la cui sintassi si raggruma nel ritmo stesso della pronuncia cavalcata. In tale contesto vanno inquadrate le poesie della raccolta L’età dell’oro e della ruggine la cui ispirazione, dalla poetessa condensata in un modulo rotto personalizzato, è mirata unicamente al traguardo semantico della parola senza debordi. Da queste considerazioni la frantumazione del verso lungo appare nella veste anticonformista di spezzare la consuetudine letteraria tradizionale per risentire accenti nuovi accordati soltanto con l’interiore.

Claudia Manuela Turco scrive per dare «La Voce | a chi la cui Vita non gli appartiene» (v. “Cicatrici nascoste” p. 17, “Frammenti di donna” p. 15): adulti a cui le malformazioni congenite hanno negato le corse gioiose nel giardino d’infanzia… «La neve riflette il biancore | di pareti, lenzuola, pavimenti | di marmo di ospedali»; e donne indifese che violate nel corpo, nell’anima, nella mente, contrappuntano silenzi forzosi, «di aghi e spilli», per il resto dei loro giorni. Graffi di ruggine visibili in un «cielo crivellato dalla luce delle stelle, proiettili di | oro puro». Dinanzi alla pulsione rievocativa di queste e altre ferite (v. “Sulla terra brulla”, p. 28) di un mondo alla deriva, la poetessa, volendo esorcizzare il male, malessere dell’insana curiosità dei punti interrogativi di una società vestita di falsa compassione e velata di mendace moralismo, e desiderando sottrarsi alla barbarie dell’era contemporanea, si chiude in sé, «nella brughiera», luogo ricco di reminiscenze romantiche già caro alle sorelle Charlotte, Emily e Anne Brontë (v. “Tra parentesi” p. 24). Ne nasce un dialogo con se stessa attraverso poesie come “Sempre Natale”, “Per sempre nel Golfo dei Poeti”, “Epistole d’amore”, “Alleanza di terra e fiori”, poesie che sanno lenire il dolore e – come annota l’illustre scrittore Domenico Cara nella esaustiva esegesi del testo presentato – «dalla trafittura iniziale ai penultimi abbagli senza dubbio teso messaggio e mosaico dell’intensa e diretta ricerca» di Claudia Manuela Turco che nelle intercapedini del poetare trova lo spazio illusorio di una foglia libera o imprigionata (v. “Aneliti di vento”, p. 53).

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