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Ora è quasi un anno che per i tipi dell’editrice Italia Letteraria (Cusano Milanino), nella collana “I poeti della nuova Italia”, è uscito un interessante volume di poesie dal doppio titolo: Duetti solisti - Frecce di luce. Ne sono autori due giovani poeti Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco, che ci par di capire facciano anche coppia nella vita. E infatti, l’una dedica la sua opera “a mio marito | e ai pochi altri spilli di luce | che combattono per la bellezza”; l’altro dedica la sua “a mia moglie, poetessa che incontrò un poeta, | miracolo, | in un fluttuare di numeri scomposti”. Se è così, si può parlare di un caso piuttosto singolare, non perché i due giovani stiano insieme nello stesso libro, ma piuttosto perché ciascuno di loro riesce a starvi con la propria personalità.

L’opera è stata finalista alla XII edizione del Premio letterario indetto e organizzato dalla stessa casa editrice per il 2003. Pare giusto, dunque, che le due sillogi che la compongono, sia pure in forma autonoma, siano state pubblicate insieme. Il lettore, ovviamente, si sente quasi obbligato a tentare un’analisi comparata, cercando di rintracciare un filo unitario. In questo lo soccorre, in qualche modo, la prefazione di Raffaele De Lauro, specialmente là dove scrive:

“Chi si accinge a leggere i versi dei due giovani poeti Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco resta affascinato dagli immaginari accadimenti fenomenici, velati di indicibile tenerezza per la loro malinconica fugacità e dissolti in lontane chimere... I loro messaggi hanno sorprendente fantasia come di un sogno e nello stesso tempo la vivezza di uno sguardo chiaro e luminoso”.

E per quanto riguarda le motivazioni essenziali della ispirazione: “Nella realtà il motivo dominante di questa poesia sovente, per i molteplici aspetti, è la tristezza, l’insoddisfazione di tutto e del nulla, indulgenza alla memoria, ombre abbozzate con le parole di una ricchezza interiore raccolta e portata alla luce con timido candore”.

Per la verità, al di là della “tristezza” di fondo che li accomuna, a noi sembra che i due giovani divergano nella procedura tecnica dello stile e negli esiti della resa formale: Claudia M. Turco predilige il frammentismo impressionistico e riesce a cogliere sensazioni e sentimenti con immagini balenanti; Marco Baiotto ama piuttosto il discorso disteso, il taglio colloquiale, il respiro poematico e, qua e là, un fraseggio quasi fiabesco.

Ciò dipende, forse, da una diversa visione della vita. Per la giovane, la vita è fatta soprattutto di saette, dardi e strali e “fluisce | in un arco sempre teso”. “Una faretra mai chiusa | e mai piena”, con frecce provenienti dal passato, “in attesa di fuochi futuri”, ma che intanto “schiodano” il presente “da un albero ormai morto”. Frecce, tuttavia, luminose, destinate a rendere “le parole delle tenebre | labili e sfuggenti”.

Per Baiotto, invece, la vita è un gran bel dono deprezzato, per non dire disprezzato, dai “carnivori del tempo”, cioè gli uomini, che si “azzannano implacabili”, divenuti dei cannibali feroci e come delle macchine cigolanti, che sferragliano con “le loro metalliche mandibole”. Il giovane poeta, innamorato della pura contemplazione, anche se sfiduciato, non si arrende: “Mai domo, | urlo il risveglio dei miei simili”, anche se non sa più dove dimori la poesia.

Ma, nonostante queste diversità nella percezione delle cose e delle vicende umane, tra i due giovani poeti c’è una fondamentale convergenza nell’amore che li unisce e, parimenti, nell’amore per gli animali e, in particolare, per i cani abbandonati, a favore dei quali hanno deciso di devolvere parte del ricavato dalla vendita del libro.

E c’è ancora qualcosa di più profondo che, al di là delle apparenze ingannevoli, ne congiunge le radici dell’anima. Sentite la ragazza: “Divisi, lontani, diversi, | eppure | insieme, vicini, simili. | Due soli o due lune. | Allo specchio | compare sempre | l’immagine dell’altro”. A rendere armoniche le loro presenze come in una perfetta sintonia, quasi inseparabili come “l’edera e l’albero” provvede naturalmente la passione per gli stessi ideali del bello, del vero e del buono, passione che consente loro di camminare insieme “su schegge di vetro” e di scorgere, nel contempo, come dei rubini “tra gocce di sangue”.

In un mondo come il nostro, che esalta la superficialità dei sentimenti e l’improvvisazione capricciosa dei rapporti di coppia, l’una e l’altra causa principale della crisi lacerante della famiglia, Marco Baiotto e Claudia Manuela Turco rappresentano davvero un caso singolare, come si diceva in apertura, che merita di essere segnalato col dovuto risalto, sul piano propriamente umano non meno che sul piano della poesia.

Recensione pubblicata nell'Antologia del Premio Il Convivio,
prefazione di Carmelo Aliberti,
Edizioni Il Convivio, Castiglione di Sicilia 2005, pp. 288.

Recensione
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