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Con prefazione, molto aderente al testo, di mons. Paolo Urso,
Vescovo di Ragusa, il poeta siciliano ha pubblicato una raccolta di poesie dal
titolo Il dolore e la luce, ma con un sottotitolo molto più esplicito,
che dice Via Crucis dei perdenti. Nella sua attenta analisi, l'illustre
prelato opportunamente così conclude: Emanuele Giudice legge le stazioni della via Crucis nelle pieghe
travagliate della storia, che vengono così illuminate dalla luce della fede,
creando una felice sintesi tra vangelo e vita. Così come dovrebbe fare ogni
credente in Cristo.
Mons. Urso, tra le tante cose che dice, osserva acutamente
che, nell'aspra lotta per la vita, "la vittoria non è quella dei prepotenti, ma
quella di chi dona la propria vita per amore, secondo la logica di Gesù, il
grande perdente."
A somiglianza del Cristo c'è davvero una gran massa di
"perdenti" raggruppati in quattordici "stazioni", che traggono spunto da
altrettanti momenti delle ultime vicende di Gesù. Ad esempio, da "L'agonia
nell'orto degli ulivi" il poeta trae spunto per esaltare la memoria umana
"della solitudine e delle indigenze; dal "tradimento di Giuda, l'arresto e la
condanna" ricava il motivo della "memoria del rifiuto della violenza".
Seguono le stazioni riservate alla memoria dei "viandanti",
"degli innocenti piegati alla sconfitta", addirittura "dei morti sul lavoro",
della "centralità del femminile", "della gratuita pietà", "del femminile
tradito", "del male e della luce", dell'albero come "dono alla croce", "del
perdono che vince la morte", della vita che germoglia dalla morte", "del
ritorno del cosmo alla vita", "delle nuove epifanie del divino".
La raccolta si chiude con la "Preghiera del perdente",
momento di riflessione conclusiva, in cui l'eloquio poetico si fa più accorato,
ma anche più fiducioso, fin dai seguenti primi versi: "Sazio | di anni e di
dolori | sul ciglio a sporgermi, | Signore, | penzolo | barcollo, | bramoso di
capire | se sarà volo o precipizio | la sfida al vuoto, | il vano artigliare
l'infinito | in brame di rive sconosciute. | Finisce l'ora delle attese | e il
nulla esangue delle cose | alle derive dei sogni | s'appaga | e finge |
famelici assalti | all'ultimo intricarsi di sciarade."
E' un momento finale, quello del vuoto della morte che
sconfina nell'infinito, in cui vincitori e perdenti, chiuso il resoconto dei
"bilanci e progetti", si ritrovano insieme, accomunati dalla stessa attesa di
"speranze e di preghiere", per implorare la pace di una nuova pasqua, "prodiga
di lusinghe e di preghiere".
Alla luce del sole, finalmente, si può dimenticare il vuoto
che ci attende e sospirare lo splendore del mattino, per ringraziare il
Signore della sua esistenza ed assistenza.
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Recensione |
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Il dolore e la luce. Via Crucis dei perdenti
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poesia
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| Autori |
| • | Emanuele Giudice |
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Edizione:
Autoproduzione
Ragusa 2008 |
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| Prefazione di mons. Paolo Urso. Copertina e illustrazioni di Biagio Miceli - pp. 56 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Sìlarus nr.260/2008
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