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Virus Corona: Mutande e mascherine

Ci cambieremo le Mascherine come le Mutande.
Una o due volte al giorno, secondo l’uso o la necessità.

Noi Cittadini Italiani siamo sempre pronti a imparare…

Ma, mentre le Mutande ancora non scarseggiano, almeno non se ne ha ancora sentore, nel senso che nessuno parla di un argomento così intimo…
Le Mascherine son diventate rare e misteriose come l’Araba Fenice:

«Che ci son ciascun lo dice.
Dove son nessun lo sa»

(8 maggio 2020)

Quanto scrivi, Angela, mi ha riportato a questo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, di cui prendo solo la prima parte. Il rapporto tra Mutande e Mascherine si collega in modo perfetto a questa mascherina di cui parla l'articolo, che sembra un perizoma.

Coronavirus, lo strano caso delle mascherine-mutande.
Sindacato presenta un esposto: “Scomode e inutili. Magistratura indaghi”

La Adl Cobas Lombardia chiede ai pm di Milano di indagare. I dispositivi non vengono indossati dagli operatori e centinaia di scatoloni giacciono in un padiglione dell'ex area Expo

Le hanno ribattezzate le mascherine-mutande. E se non ci fosse di mezzo la sicurezza di medici e infermieri e tutti gli operatori sanitari impegnati negli ospedali lombardi, ormai da quasi due mesi, per arginare l’epidemia e per strappare vite a Covid 19, guardando le foto e i video, ci sarebbe da ridere. Ma la farsa non si attaglia per niente al caso dei dispositivi per la protezione individuale prodotti da una azienda di pannolini di Rho (Milano), convertita alla produzione di mascherine, che li ha forniti alla Regione Lombardia con la consulenza del Politecnico e un successivo via libera dell’Iss. Ebbene dopo aver protestato per queste mascherine, che coprono il viso e le orecchie impedendo di sentire i polmoni dei pazienti con lo stetoscopio, il sindacato Adl Cobas Lombardia – Associazione diritti lavoratori – ha deciso di presentare un esposto alla procura di Milano. Allegando anche una foto in cui si vedono accatastati, nel padiglione logistico Lombardo ex area Expo cargo, centinaia di scatoloni. Anche perché stando all’esposto alcune strutture, come l’ospedale di Busto Arsizio, quello di Varese e il Niguarda, avrebbero deciso di non utilizzarle.

La denuncia: “Inutilizzabili, nessuno le usa” – Nella denuncia, sei pagine firmate dal portavoce Riccardo Germani, si chiede conto di “procedure, modalità e costi” dell’operazione che sembra mostrare “più criticità”. Ma non solo ai pm, che in questi giorni sono impegnati su più fronti che si sono aperti con l’emergenza sanitaria, si chiede di capire se quelle mascherine così elastiche e che bruciano i volti degli operatori siano davvero idonee e sicure. Se rispettano i requisiti.

Tali dispositivi “non appaiono funzionali allo scopo protettivo, né del paziente né dell’operatore. Sotto il profilo anatomico e dinamico, la mascherina (che si presenta come un cilindro di pannolino elasticizzato) – spiega Germani –, non sarebbe regolabile sul viso e al naso. I supporti elastici di sostegno, ad esempio, devono essere allargati per la vestizione del presidio stesso (che deve passare infilato interamente all’esterno del cranio) e tenderebbero poi ad allentarsi, con la conseguenza di scivolare sul volto e di dover essere più volte riposizionato utilizzando le mani, moltiplicando così i rischi di contagio, anche oculare, ed esponendo le vie aeree – naso e bocca –, vanificando l’utilità del presidio stesso, destinato ad attività di prima linea anche per turni di 8 ore“.

Per concludere, la mia opinione è che queste mascherine, oltre a somigliare ad un perizoma, sembrano adatte ad una "testa di ca..o". Sfido io, che le abbiano rifiutate!

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