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Birbonate Fiorentine

Ho letto con piacere il libro di Gianni Calamassi “Birbonate fiorentine”. E’ un libro che si legge tutto d’un fiato perché a Gianni le parole sgorgano dal cuore e, quindi, fluiscono armoniosamente.

E’ stato come ritrovarsi nelle pagine di un libro di Vasco Pratolini che così mirabilmente seppe descrivere i quartieri di Firenze, nelle strade di una città che non esiste più e riscoprire, con una punta di nostalgia, quell’età dell’infanzia dove anche i ricordi tristi sono mitigati dallo scorrere del tempo. Accade, infatti, che gli avvenimenti del passato, rivisti con gli occhi di oggi, ci sembrano più belli di come furono realmente dato che il tempo, con la sua mano pietosa, riesce a lenire anche le sofferenze.

Sono ricordi legati a un mondo dove la povertà era vissuta dignitosamente e la guerra aveva segnato un po’ tutti, in un’epoca “ricca di miseria” ma anche, e soprattutto, “ricca di valori”.

Mi piace come Gianni Calamassi chiude il capitolo “Ricordi di ieri e di oggi” definendo la povertà della popolazione del suo quartiere con l’aggettivo “onorevole”, un’onorevole povertà! E in quella parola è racchiusa tutta la dignità di sua madre e di suo padre, che a costo di grandi sacrifici cercavano di dare il più possibile ai loro figli nonostante le difficoltà del periodo.

In queste pagine ho ritrovato anche scampoli della mia infanzia, il ricordo di personaggi della mia zona come “Piumaccio d’oro” e il clown Evaristo Caroli, dagli enormi scarponi, conosciuto da tutti come “Gratta” , che con il suo piccolo tendone si esibiva insieme alla moglie e ai sei figli, bravissimi trapezisti, facendo rimanere a “bocca aperta” noi bambini che aspettavamo con ansia il suo arrivo.

E quelle che Gianni chiama “birbonate” altro non erano che innocenti giochi (come quello della carriola) dei bambini del dopoguerra costretti a inventarsi con la fantasia qualcosa per divertirsi, dato che i giocattoli non esistevano. Anch’io, come Gianni, feci il gioco della “carriola” alla mia sorellina facendole sbattere la bocca per terra ma con l’intento di farla divertire ed emulare ciò che ci faceva nostro padre.

Quindi, un “grazie di cuore” a Gianni Calamassi per aver fermato in queste pagine un mondo che non esiste più ma che è importante salvaguardare perché sono frammenti di vita e di storia popolare che appartengono a tutti noi fiorentini poiché le nostre radici affondano nella terra di questa nostra città meravigliosa che tutto il mondo ci invidia.

Scandicci, 8.6.2019

Recensione
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