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Paradosso del gatto di Schrödinger

Il collega Lodovico Mancusi, attualmente in pensione dopo un’onorata carriera come medico anestesita-rianimatore, ci ha fatto pervenire un suo romanzo breve, dal titolo curioso Paradosso del gatto di Scrödinger, edito nel 2008 per i tipi della Casa Editrice ‘Il Filo’.

Il libro è un invito a cena per chi ama la filosofia e la scienza, nel senso che il testo, i personaggi, l’ambientazione, i dialoghi, tutto insomma è utilizzato dall’Autore per affrontare con la passione pacata del ‘senior’ una serie di argomenti ‘cult’ (come direbbero i nostri giovani d’oggi) che evidentemente premono con forza sulla sua penna: dai trapianti d’organo al transfert psicoanalitico, dai concetti di Infinito-Eternità all’Universo quantistico, dalla malattia alla morte.

Microstorie che si inseguono e si snodano attorno a personaggi come Ugo, l’anziano padre morente di Claudio, medico (e forse alter-ego dell’Autore), Mirella la bella moglie di Claudio, gli amici Gianni e Fulvia (la medium), e una strana Entità, che sottende tutto il racconto, acquisendo via via coscienza di sé, e identificandosi alla fine con Ugo, nel momento della morte.

Molto bella e sentita la narrazione dei fatti di guerra accaduti al tenentino Ugo, sotto le bombe del nemico, l’aborto e il parto con forcipe di Teresita, la moglie di Ugo, e il viaggio in treno con l’arrogante irruzione dei miliziani a sequestrare tutto quel che trovavano.

E il gatto di Schrödinger? Qui entriamo nella raffinata trattazione del mondo quantistico: se ogni cosa, materiale e immateriale, è riconducibile secondo la fisica moderna ad energia che si propaga in ‘quanti di luce’, anche gli ‘oggetti medici’ (organi, cervello, tessuti, pensieri, ecc.) non sono affatto ‘solidi’ come il pensare comune fa credere, ma solo e semplicemente ‘campi di energia’, immersi in una “rete dove tutto è unito istantaneamente a tutto”.

E il gatto?... Con un intelligente esperimento virtuale il fisico e matematico austriaco Erwin Schrödin-ger ha posto un gatto all’interno di una gabbia metallica, assieme ad una piccolissima sostanza radioattiva e a una fiala di cianuro: in un’ora c’è la stessa probabilità che un atomo della sostanza si disintegri (oppure no) ed emetta una radiazione capace di innescare la rottura della fiala (oppure no) e la conseguente morte del gatto (oppure no)….Dopo un’ora, quindi, il gatto ha la stessa probabilità di essere vivo e morto…e fintantoché il ricercatore non guarda dentro la scatola, la funzione Ψ dell’intero sistema afferma che l’animale è ‘misto’…mezzo vivo e mezzo morto….Morale: nel mondo quantico (come sembra essere il nostro per i fisici) ogni oggetto (compreso il corpo di Ugo morente) in un determinato momento ha la stessa probabilità di essere vivo e morto. Quindi non c’è ‘discontinuità’ fra vita e morte: solo uno stato ‘probabilistico’….Ciò che noi riteniamo ‘fisico’, ‘solido’, non è altro che un’illusione ottica. O…come direbbe Schopenhauer, solo “rappresentazione”.

E ancora: nel mondo quantico subatomico ogni singola particella (es. un elettrone) non ha un posto ‘fisso’ attorno all’atomo, ma solo una posizione ‘probabilistica’, è cioè “de localizzata”. Mutatis mutandis: la realtà che ci circonda non solo non è solida, ma ‘esiste’ solo ‘probabilmente’ nella configurazione in cui la vediamo. E’ la nostra osservazione diretta degli oggetti che ‘desincronizzando le funzioni d’onda’ fa collassare il mondo ‘probabilistico’ in cose concrete (tavoli, sedie, corpi, organi, ecc.)….Insomma, siamo noi che, osservando e studiando il mondo …gli diamo consistenza e ‘stabilità’ fisica!!....E qui mi fermo...lasciando ai lettori la scelta di approfondire argomenti così insoliti, che però appassionano fortemente il nostro Autore.

Secondo Nadia Andriolo, che ha steso la prefazione, tutto il racconto ha come filo conduttore il tentativo di spiegare la morte, di renderla meno ‘aliena’, di trovare un modo razionale ‘fisico-quantistico’ di intenderla come “un momento del divenire dei vari piani dimensionali dell’Essere”.

La prosa di Lodovico Mancusi è ‘classica’, senza sperimentalismi o tentativi stilistici di fuga. La passione e l’amore per la filosofia e la scienza gli fanno perdonare qualche lieve ingenuità di linguaggio, e rendono comunque genuino e piacevole questo suo romanzo.

Ricordiamo che Mancusi è anche un raffinato artista, e ha presentato alcune sue sculture alla mostra “Il corpo dello Spirito”, organizzata dal nostro Ordine dei Medici nel marzo di quest’anno, presso la Galleria Samonà di Padova.

Recensione
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