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L’occhio dei poeti
L’occhio
del poeta per ritrovare l’umanesimo sottaciuto
Un
laboratorio fecondo e multiforme, fucina di versi e ritmi da scoprire l’ultima
raccolta poetica della scrittrice aretina Patrizia Fazzi dal titolo L’occhio
dei poeti con la prefazione di
Paolo Ruffilli. Il “racconto” si snoda sul sentiero intellettivo-emotivo di una
sorta di melodiosa meta-poesia attraverso una versificata dichiarazione costante
d’amore alla vocazione poetica perché: “la poesia è qui, | sinfonia da suonare | sul
giradischi del libro, | immagini da proiettare | sullo schermo dell’anima, | copione
perfetto per recitare la vita. | La poesia è qui …|”. Così nell’hic et nunc della
parola impressa sul foglio, la Fazzi elargisce al lettore la possibilità di
ripercorrere le indelebili immagini della propria vita grazie allo specchio
condiviso delle emozioni archetipiche riflesse dalla magia creatrice del Verbo.
Anafore, enjambements, metafore e similitudini, mixage e neologismi dal vigore
tutto italianistico come “vitanauti” e “l’amorte” o dalla futuristica
commistione di inglese ed italiano come “singletudine”, denotano la maestria
tecnica di una scrittrice che anela ad una creativa comunicazione sentimentale e
viscerale delle proprie intimità e, al tempo stesso, del proprio impegno civile.
“L’occhio del poeta” si fa piacere di ricerca introspettiva, solidale sostegno
per l’altro da sé e sguardo indagatore sulla condizione umana: “L’occhio dei
poeti guarda lontano | l’occhio dei poeti vede nel buio | non si perde | […] | L’occhio
dei poeti | non perderlo di vista: | perditi con loro, | guardalo e ti ritroverai”.
Il
libro della Fazzi si suddivide in otto sezioni poetiche che affrontano diverse
tematiche con l’intento unitario e costante di dare luce e fare luce
sull’esistenza, sulla società e sugli eventi catastrofici che incombono
frequentemente sulla Natura portando disperazione e morte tra l’umanità
(terremoti e tsunami). L’occhio del poeta indugia anche sulle bellezze
monumentali e naturali dei paesaggi antropici amati (vedi la poesia “Arezzo”),
osserva con attenzione il delinearsi degli stati d’animo quotidiani
stigmatizzati in gesti reiterati ma al tempo stesso meditativi così come scruta
i giovani nei loro consueti appuntamenti con il divertimento serale. Lo sguardo
del poeta si apre a 360° sulla vastità del mondo per poi trovare risposte chiare
e semplici al difficile incastro degli eventi umani. In questa raccolta la Fazzi
non dimentica le persone scomparse a lei care, dona loro la possibilità di un
eterno riscatto attraverso elegiache memorie che sanno d’infinito, includendo
ossimori di efficace impatto emotivo: “La cupola dei raggi si trafora, | una
triste forte serenità | pervade il passo | che lieve si allontana | e intanto un nuovo
canto | intona | nell’infinito verbo | amore.
E l’essere umano, nelle vesti di un
anonimo lettore, è invitato a comprendere il vero significato dell’esistenza
grazie alle parole del poeta che inneggia ad un nuovo sentimento poetico della
vita per riscoprire l’umanesimo sottaciuto e tradito dagli inconsapevoli ed
egoistici automatismi dell’era contemporanea.
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Recensione |
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L'occhio dei poeti
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poesia
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| Autori |
| • | Patrizia Fazzi |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2011 |
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| Prefazione di Paolo Ruffilli - pp. 128 |
| prezzo: € 15,00 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Literary nr.5/2012
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