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Nel profondo alto

“L'altezza è profondità, l'abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza, il magno è parvo, il confuso è distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo, l'atomo è immenso” afferma Giordano Bruno e proprio in questa frase potrebbe rispecchiarsi il contenuto filosofico-esistenziale dell’ultima opera poetica di Mariateresa Giani Il profondo alto, dove ogni dualismo materico e spirituale s’annulla per immergersi in un flusso poetico in divenire ed approdare ad una felice unione di immagini, sensazioni ed emozioni che scaturiscono dalla percezione misterica della realtà circostante.

Il poeta vede e percepisce l’altezza, la profondità verticale dell’esistenza, non tenta di dare una spiegazione logica tipica del filosofo indagatore che usa esclusivamente intelletto e razionalità, ma accetta la Vita nelle sue continue metamorfosi e trasfigurazioni, cogliendone ogni intima trasmigrazione nell’animo umano, così come scrive Giuliano Ladolfi nella prefazione all’opera: “La filosofia, come la scienza, servendosi della razionalità, de-finisce la realtà, le dà forma, la pone in ordine, la cataloga, la anatomizza, la viviseziona; l’arte, invece, è conoscenza di realtà in-formale, in-definita, non caotica però, molteplice, complessa, multiforme, contraddittoria, in divenire”.

Eccellente artigiana del verso libero e sottile conoscitrice di ogni forma retorica, la Giani dà vita ad una poesia stilisticamente alta, un connubio prezioso di significati e significanti originali destinati ad una meravigliosa ed autentica significazione. L’autrice guarda la realtà, ne avverte le sfumature, le simbiosi immaginifiche tra la superficie e l’interno, giungendo alla trascendenza della vita umana immersa nei mutamenti di una Natura a volte personificata e messaggera di senso, al di là delle apparenze, una Natura in cui Luci ed Ombre si alternano, dove Male e Bene si affrontano nella ricerca continua di una sintesi lungimirante che può avvenire solamente attraverso il Dolore, mezzo di catarsi ed elevazione nel viaggio contemplativo e rigenerante dell’esistenza; il dolore è il sacro fuoco che purifica perché: “[…] investito dalla fiamma, | ciò che era storto, maligno e vile | lentamente consuma e trasmuta in | lume”, è, infine, il “[…] creativo s-cultore dell’anima”. E solo passando attraverso il Dolore, si può giungere al Risveglio, alla Pasqua, alla “resurrezione secondaria”, dopo aver aggredito “[…] il cadaverico immobilismo | dell’anima […]”.

L’indagine poetica sulla Creazione conduce la Giani ad esplorare il silenzio: “Il Silenzio è virtù cui l’uomo forte | aspira; archetipo del raccoglimento […]”, un Silenzio agognato ma incrinato dal desiderio e dal tormento. L’autrice, tuttavia, riesce a superare spiritualmente ogni nichilismo degenerante ed approda ad una edificante e poetica analisi archetipica dell’Anima: “E’ un sommovimento emozionale l’Anima, | ombra rigogliosa che infoltendo accoglie | il confine estremo, la faglia vertiginosa […]”, è verticalità che annuncia “[…]il profondo d’illimitato spazio”, è presa di distanza dal pensiero astratto quando “lo spirito irradia, e l’anima | sospende il travaglio, l’ansia dell’occhio | sul profondo”.

Le poesie di Mariateresa Giani scavano nel “profondo alto” attraverso parole ed immagini sapientemente accostate che diventano luce e fotogrammi dell’anima umana, nella sconvolgente consapevolezza dei limiti, ma anche delle infinite potenzialità dell’esistenza perché: “Speranza nell’animo umano è lievito, | che agglutinando materia e riflessione | e respirando con la porosità del sogno, | nell’amorfa, appiattita massa | dà sostanza a un destino superiore, | ne asperge la consistenza come di pasta | di pane benedetto da custodire, | con crosta fragrante d’opere caste”.
Recensione
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