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Le margherite non sono fiori

Dalla fantasia di Mauro Valenti, architetto e scrittore aretino, dopo il successo e i riconoscimenti ottenuti con i precedenti romanzi, in particolare con Un nonno di otto anni, avvincente storia di emigrazione ambientata nei primi del ‘900, è scaturita una trama molto diversa, che ha dato vita al libro Le margherite non sono fiori, Capponi, 2020. Il romanzo si muove in uno scenario metropolitano, la Milano prima della pandemia, con i suoi palazzi del potere, il mondo della finanza, i bar affollati, le vie e i Navigli. In questo contesto si muovono personaggi di vario genere, in un intreccio complesso di vicende in cui tutto si mescola e si confonde, perfino i nomi dei personaggi.

Significativo il titolo, che gioca sul doppio significato del nome “margherita”, che non indica solo un fiore (in realtà anche in botanica la margherita non è un vero fiore), come pure emblematica è la copertina dove risalta un volto di donna su cui si stampa la pianta urbana di Milano con il suo intrico di strade.

La trama procede alternando fin dall’inizio momenti diversi nel tempo e nello spazio ed ogni capitolo ha un titolo diverso preso dal testo e che dà il via ad un succedersi di eventi disparati, fino a quando, dopo un certo numero di capitoli, si delinea un inaspettato collegamento tra tutti i personaggi, pur permanendo il mistero dell’esito finale. Una tecnica narrativa che mi ha fatto ripensare ad un libro della collaudata coppia di giallisti Fruttero e Lucentini, ovvero “A che punto è la notte”, un romanzo bellissimo che consiglio a tutti di ricercare e leggere.

Come nelle commedie degli equivoci di plautina memoria, lo spunto narrativo parte dallo scambio casuale di zainetti tra due giovani: Laura Massetti, che ha ceduto alle lusinghe di facili guadagni facendo da collaboratrice in una truffa, e Giacomo Facchi, un architetto che invece coltiva un amore segreto per la poesia (tratto per cui personalmente ringrazio Mauro) insieme all’aspirazione per un lavoro più creativo e gratificato di quello svolto in un repressivo studio professionale. Ma un altro segreto aleggia e fa da cardine alla storia: una lontana amara scelta fatta da un’altra donna, anche questa di nome Margherita, che ha rinunciato alla cura di un figlio non voluto per dedicarsi, per rivalsa, alla carriera universitaria e a quella di affermata trafficante internazionale.

Non può mancare, come in un giallo che si rispetti, anche se questo non comporta assassini, un variopinto gruppo di investigatori, appartenenti a diversi corpi dello Stato e tutti tesi a inseguire le tracce di una truffa. Ma, per l’accavallarsi di ruoli e conflitti interni, il gruppo investigativo non riesce a sbrogliare la matassa delle indagini, anzi i sospetti si dirigono su chi è innocente e all’oscuro, per cui il lettore è in qualche modo pian piano coinvolto nel gioco degli errori investigativi e assiste divertito ai dialoghi del tavolo investigativo, ai pedinamenti e alle indagini che per lungo tempo non hanno esito.

Accanto a questo filone di misterioso intrigo finanziario, riconducibile al genere ‘giallo’, pur senza spargimento di sangue, si intreccia una delicata e doppia storia sentimentale del protagonista maschile, Giacomo, e di due giovani donne, così che il romanzo si tinge anche di rosa, un po’ come il colore di una ciocca di capelli di una delle due ragazze che prendono il cuore di Giacomo. E al tempo stesso, tanto per far riferimento ancora alla commedia antica, non manca un’agnizione, un ricongiungimento familiare. Ma qui occorre fermarsi per non svelare troppo.

Mauro Valenti si dimostra narratore convincente sia nelle veloci descrizioni di azioni sia nei dialoghi, lasciando affiorare gli stati emotivi, la determinazione o l’incertezza con cui i personaggi vivono le loro storie e al tempo stesso fino all’ultimo lasciando un margine al cambiamento degli stessi, così che alcuni possono chiamarsi personaggi ‘dinamici’ e nel corso del romanzo maturano decisioni e danno una svolta alla loro vita, mentre altri rimangono staticamente nei limiti di una mediocrità, doppiezza o avidità.

Mauro non dà alcun giudizio etico, lascia che il lettore percepisca da sè limiti e pregi dei personaggi, magari evidenziandone ironicamente i gesti, oppure marcando certe situazioni con un sottofondo che ne sottolinei la tensione, come nel capitolo 25, in cui la macchinetta del caffè che borbotta al fuoco accompagna il crescendo di rivelazione inaspettata di un personaggio. Nel complesso un romanzo realistico, credibile proprio perché non sono in campo personaggi totalmente ‘buoni’ ma che commettono anche errori o rivelano debolezze, cercando di riscattarsi, difendersi, migliorarsi, sul filo del rasoio tra individualismo eccessivo e ricerca morale, come nel gioco della vita.

Recensione
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