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Dopo la lettura attenta del libro di poesie La sponda celeste di Flavia Buldrini, ho tratto la sensazione d’aver spiccato un volo d’anima, un tuffo nell’Eterno attraverso l’eco che la creazione ha trasmesso allo spirito sensibile e drammatico e colto dell’autrice.

Lei è consapevole che l’ispirazione le viene da Dio e quindi gli chiede aiuto: “Donami le parole degli angeli | mio Signore | e canterò le lodi | al Tuo nome in eterno | …”, tuttavia rimane come afferrata dall’ansia e chiede con angoscia di “perdersi dietro le note dei silenzi | oltre il frastuono profano | oltre la livida frontiera dei giorni | …” E invoca “l’azzurra eternità | sopra l’amara tempesta di questa vita | …”.

Il libro ripete in diverse sfaccettature e immagini, sempre coinvolgenti, la continua spola tra il timore e la delusione del quotidiano svolgersi della vita e la contemplazione della natura, dove Flavia Buldrini fa scaturire la sua tensione verso l’Eterno. Ed è sempre nell’Eterno che essa si rifugia e trova consolazione e conferma che “la vita | è una meraviglia infinita | solo se si ha l’anima pura | per contemplarla.”. Così lei sente, pur nell’indugiare incerto nei propri limiti, di essere chiamata alla contemplazione e da questa consapevolezza prende la forza e il coraggio di lottare: “Grappoli di luce | raccoglierò dalle mie mani tese | a smantellare muri d’ombra | …”

E in questo dibattersi esistenziale sprona se stessa alla lotta spirituale: “Devi credere |  alla tua voce ragazza | allo sbocco d’azzurro | dietro i banchi di nebbia | agli squarci delle stelle nelle tenebre | al pianoro di luce dietro l’orizzonte | …”.

Subito dopo, però, come l’oscillare di un pendolo torna a battere sulle spalle dell’autrice il male oscuro della sua malinconia: ”Calato il sipario | sugli iridescenti miraggi | lo spettacolo è terminato | …. | Non mi resta altro | che un pugno di tremanti parole | da stringere forte al cuore.”. Una malinconia che approda sempre tra le braccia del Padre al quale affida la sua “…anima naufraga | dirottata da se stessa  | deposta sopra questa straniera sponda della vita”.

La poesia assume a volte le dimensioni di un dramma esistenziale che isola l’autrice dal mondo degli uomini al punto da definirsi “esiliata dalla vita”.

Sarebbe veramente difficile doversi rassegnare a questa condizione se, da quello che lei chiama l’esilio del suo silenzio, non la sostenesse la speranza dello spalancarsi dell’Eterno nella sua esistenza terrena, protesa verso una pace desiderata ma non raggiunta.

La poesia di Flavia Buldrini trasmette al lettore attento il dramma universale dell’umano che solo può sperare di trovare riposo in Dio. E’ dunque questa una poesia molto più forte e intensa di quello che può apparire a una prima lettura frettolosa; una poesia che sa toccare in profondità il cuore di chi la medita con attenzione, al punto da coinvolgerlo nell’esame drammatico della propria condizione umana.

Recensione
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