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Patrizia Fazzi: la poesia è qui

Appunti di lettura sulla raccolta “L’occhio dei poeti”   

Ci occupiamo di un notevole libro di versi: lo ha scritto Patrizia Fazzi e si intitola “L’occhio dei poeti”, Edizioni del Leone, Venezia 2011. La prima cosa che colpisce il lettore, ad apertura di libro, è la “leggibilità”, che non sta a significare un superficiale approccio alla poesia, anzi indica una forma rara di modulazione, che conferisce all’insieme un ritmo “cantabile”, pur nella piena consapevolezza dei temi trattati. Una lirica, nel complesso moderna ed originale, come dimostrano certe rare figurazioni, inconsueti neologismi e arditi impatti linguistici.

E’ importante mettere in evidenza come, in quasi tutte le poesie, gli spunti siano presi dal vero, dal “giorno dopo giorno”, ma risollevati dal proprio contesto ed affidati ad un’espressione artistica fine ed intensa. Questa avvenente dote non è comune a chi scrive versi; anzi, spesso, si riesce a complicare non poco il problema.

Appare, quindi, certo che la realtà, opportunamente trasfigurata, ha il suo spazio nel libro, come afferma Giuseppe Panella, in una sua recensione: “La vita, nella poesia della Fazzi, è fatta di illuminazioni e di lampi, di strappi di esistenza che si ricuciono lungo un percorso ravvivato dalla poesia”. Di grande rilievo ci appare anche la prefazione di Paolo Ruffilli, che analizza con acutezza tutta quanta l’opera: “La raccolta, accuratamente strutturata in otto sezioni, delinea un percorso che, toccando vari momenti di un unico ‘sguardo’, ha una circolarità tra prima e ultima sezione, legate al tema a lei caro della forte valenza della parola poetica. La compattezza e insieme un’innata tendenza all’intarsio finissimo caratterizzano questa scrittura”.

Passando poi ad una rapida analisi delle poesie, soffermiamoci su “L’occhio dei poeti”, che ha un inizio di notevole grazia: “L’occhio dei poeti guarda lontano / l’occhio dei poeti vede nel buio / non si perde / l’occhio dei poeti sa la direzione, / buca le mura di gesso / le porte blindate dei cuori”.

Altro singolare impatto viene offerto nel finale di “La poesia è qui”, dove viene fissata una sorta di onnipresenza della lirica: “sinfonia da suonare / sul giradischi del libro, / immagini da proiettare / sullo schermo dell’anima, / copione perfetto / per recitare la vita. / La poesia è qui…”.

Un’ultima nota di apprezzamento va tributata a “Mia pieve stupenda”, dedicata alla Pieve di Santa Maria di Arezzo, che si configura come un “corpo trinato / irrorato di luce / verso la rocca”. Eccone l’inizio: “Quando in cima al Corso mi appari / nel cielo turchino sfondo da sogno, / verticale torre assoluta / con occhi di bifore scure…”.

Ma sarebbero davvero tante le poesie che sollecitano una partecipe attenzione: “Un fremito d’ali”, “Singletudine”, “La pace che cerco”, “E’ un mosaico l’Italia”, tanto per ricordare qualche titolo.

Mi pare opportuno richiamare alla memoria, a conclusione, un passaggio tratto da una recente e significativa presentazione, tenuta ad Arezzo da Fernanda Caprilli, che, acutamente, così conclude: “Patrizia Fazzi raggiunge con questo testo una compiuta maturità espressiva, caratterizzata da un ritmo fluido e scorrevole, che asseconda l’andamento ora ‘cantabile’, ora rigorosamente incisivo, che scaturisce dalla forza delle immagini. La scrittura e il verso della Fazzi, intrisi di una frequentazione sedimentata con gli autori classici della nostra tradizione, consentono all’Autrice di forgiare parole ed espressioni nuove e significative che rendono viva e modernissima la valenza linguistica”.

Proprio in questa “valenza linguistica “ si rintraccia uno dei pregi maggiori di una così armoniosa raccolta.

Recensione
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