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Dunque, l'Arte che vuole?

È stata appena pubblicata nella Biblioteca dei Leoni, diretta da Paolo Ruffilli, una raccolta che conferma e sottolinea, se ce ne fosse ancora bisogno, la forza fondante della poesia di Vittorio Cozzoli: Dunque, l’arte che vuole? Prova ulteriore di un autore che crede nella necessità di tornare alla natura alta della poesia e alla sua funzione vitale.

Come dice fin dal titolo, Cozzoli si pone la questione e offre la sua risposta ai lettori: “L’Italia di oggi ha bisogno di poesia ‘nuova’: quella che spesso si legge è poca cosa perché sembra poca cosa quello in cui chi scrive crede, ormai neppure più negativo o negatore, ma nella sua sostanza indifferente”. Anche dal punto di vista della lingua, fatta scendere spesso sotto il limite di guardia.

“Occorrono esempi alti”, dichiara l’autore, “anche stilisticamente, perché lo stile è segno di qualità-non-retorica. Occorre resistere ad un minimalismo della quotidianità che non vede più in là del proprio naso e avere coraggio profetico, ricordare che la poesia ha radici che la lingua stessa non può più a lungo emarginare o ignorare”.

Come non essere d’accordo con queste indicazioni, corroborate in corso d’opera con versi di rara efficacia e forza espressiva, nei quali la grande intelligenza realizza musica finissima.

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