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A Venezia o altrove ti ritroverò

Ambientato nel Cinquecento, mentre è in corso la guerra tra cristiani e turchi, “A Venezia o altrove” di Massimo Bertacchi (Biblioteca dei Leoni) è il seguito del romanzo “L’oro di Candia”, ma può essere apprezzato anche senza aver letto il precedente volume.

Ben costruito l’intreccio che alterna scene d’azione a momenti in cui prevale l’approfondimento psicologico. La narrazione scorre lungo due binari paralleli, analizzando, da un lato, le condizioni di vita del “marangone” (falegname) Nane durante la prigionia, dall’altro i tentativi da parte degli amici Matteo, Pietro e Zuan di liberarlo, contrattando un riscatto con i pirati.

Nonostante i tradimenti - il subdolo Alvise per rivalità non esiterà ad abbandonarlo al suo destino - e le privazioni subite in schiavitù, il protagonista riuscirà a ricongiungersi con l’amata Thera, senza dover rinnegare il credo cristiano per convertirsi all’Islam e compiacere così i suoi carcerieri.

A metà strada tra il genere storico e quello d’avventura, il libro accosta personaggi di fantasia ad altri realmente esistiti, soffermandosi sui costumi e sulle pietanze dei luoghi descritti (Alessandria d’Egitto, Algeri, Istanbul, Venezia).

Frutto di un attento lavoro di documentazione storica, il racconto della navigazione è reso con estremo realismo dall’Autore che mostra di possedere un’adeguata competenza anche sul piano lessicale, avendo cura di riportare in un glossario il significato dei numerosi termini tecnici utilizzati nel corso della narrazione.

Recensione
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