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Nell’ambito della saggistica cinematografica non poteva mancare uno studio sulle arie d’opera nella settima arte firmato dalla poetessa e traduttrice Franca Oliva Fusco.

Non va dimenticato, infatti, che il musical italiano ebbe un’impronta operistica e, sin dalla seconda metà degli anni trenta, fu esportato con successo anche all’estero grazie all’intuito del regista Carmine Gallone che nei suoi melodrammi (tra cui ben due versioni di “Casta diva” nel 1935 e nel 1954) realizzò la fusione tra occhio ed orecchio, immagine filmata e musica. E proprio la “Casta diva”, tratta dalla “Norma” del Bellini, è una delle cento arie citate dalla Fusco che ha optato per un percorso più libero procedendo dal brano lirico, vero “amplificatore emotivo ed evocatore di ricordi amati” per citare il prefatore Giorgio Placerani.

Non aspettatevi, dunque, il consueto dizionario costellato di film-opera e “biopic” (qui assenti): protagoniste sono, invece, le arie, elencate in ordine alfabetico (è Verdi con la sua “Traviata” il compositore più citato) e proposte in alcuni frammenti tratti dal libretto.

La scrittrice triestina non rinuncia, nel commentare brevemente le pellicole accompagnate talvolta da dichiarazioni del regista, a qualche riflessione che tocca questioni più generali. Non sempre i giudizi espressi sono condivisibili – l’Autrice è fin troppo severa nei riguardi di alcuni generi estremi come l’horror, ignorandone del tutto la portata sociale – ma, nel complesso, l’intento di far rivivere al lettore, attraverso la riproposizione di celebri motivi, le sensazioni provate al cinema può dirsi riuscito.
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