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Bella Italia Brutta gente

Un paese in anestesia tra sciacalli, cialtroni e leccapiedi

È paradossale ma proprio oggi la denuncia della crisi in cui versa il nostro paese, regno della chiacchiera e del disimpegno, è il solo antidoto a quella rassegnazione che è il peggiore di tutti i mali.

D’altra parte, l’asservimento all’opinione comune e il ripiegamento su di sé, nel disinteresse di ciò che ci accade intorno, è proprio quello che l’apparato dirigente vuole per continuare a fare il proprio comodo a nostre spese.

Sempre più distanti dai bisogni reali del cittadino appaiono l’educazione e l’informazione, pilastri di ogni nazione civile. Assistiamo impotenti al declino irreversibile del nostro paese, caduto in un coma (un lungo sonno per citare il titolo di un saggio dello stesso Filippetti) da cui non sembra in grado di risvegliarsi.

Che “il Potere ci voglia stupidi”, come diceva Antonio Pascale in un suo libro, è confermato dagli stessi media: la televisione propone instancabilmente gli stessi volti e programmi e la stampa, quando non si regge sul gossip, è vittima di una faziosità che ne inficia la credibilità.

Il saggio di Filippetti, breve e arguto, non cade, però, nella trappola della polemica fine a stessa. L’Autore offre spunti e proposte non banali puntando sulla valorizzazione della cultura, strumento alla luce del quale va compresa la situazione del nostro tempo, non tanto dissimile da quella del passato se rileggiamo con attenzione il VI canto del Purgatorio.

Filippetti spara a zero su cialtroni, leccapiedi e sciacalli, le categorie che imperversano nell’Italia odierna, un bel Paese abitato da brutta gente, in cui i valori della solidarietà e dell’onestà hanno ceduto il posto all’individualismo sfrenato e all’assuefazione all’illegalità.

Il sogno che le riforme vengano attuate rischia di tradursi in una chimera, almeno finché si procederà secondo lo stesso copione, ognuno prigioniero di un cliché, come una marionetta mossa da fili invisibili.
Recensione
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