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Depressione e coscienza

Racconto in parte autobiografico, “Depressione e coscienza” è la storia di una guarigione lenta ma costante che si compie grazie all’impegno politico del giovane Aldo, coinvolto dal più maturo Gianni nelle lotte studentesche.

Il romanzo è, al tempo stesso, un efficace affresco di un periodo di manifestazioni e scontri con le opposte forze politiche, di attentati e perquisizioni da parte della polizia.

È il protagonista a ripercorrere quegli anni irripetibili, contrassegnati dalla malattia ma anche dal desiderio di vivere la propria giovinezza, di innamorarsi, di condividere interessi e passioni con gli amici. Se inizialmente, Aldo è vittima di una sofferenza che lo inchioda alle mura domestiche, sostenuto dai familiari che non sanno come aiutarlo, in seguito troverà la forza di riprendere gli studi interrotti e di partecipare al dibattito politico per una scuola e una società migliore.

Mai come in questo caso la politica diviene l’antidoto al male oscuro che priva il soggetto di ogni progettualità: è grazie ad essa, infatti, che il ventunenne Aldo si riprende, riuscendo anche a riscuotere la stima dei compagni che lo avevano ignorato perché più adulto e sovrappeso.

Ambientata a Genova, la vicenda è il ritratto di un’Italia che ormai esiste solo nei ricordi, con i suoi scontri generazionali, l’emancipazione femminile e il sesso vissuto in modo libero e gioioso. La parte conclusiva del libro è un atto di accusa contro il sistema sanitario nazionale e la psichiatria, incapaci di escogitare rimedi per guarire dalla depressione, incubo spesso senza via d’uscita da cui alcuni, come lo scrittore stesso, sono riusciti a salvarsi.

Recensione
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