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Diario di chi?

Il diario rappresenta una delle modalità narrative più sperimentate perché, attraverso la narrazione in prima persona, consente al lettore di entrare subito in sintonia col personaggio.

Permeato di ottimismo, l’ultimo romanzo di Emilio Diedo appare quasi una rivisitazione ironica del filone utopico. Tuttavia, si percepisce una nota di inquietudine nel racconto, ambientato in un futuro, il 2123, in cui, nonostante le tante innovazioni tecnologiche, persistono ancora i pregiudizi politici, razziali e religiosi, a riprova che il mondo è destinato a rimanere sempre lo stesso.

Il dubbio inerente l’identità di Adamo Argillo (cognome che è l’anagramma di gorilla) è il fulcro di una vicenda ben congegnata che prende l’avvio quando il protagonista, nato e vissuto nel centro internazionale di ricerca La Bolla, scopre di essere il frutto di un esperimento genetico e di discendere dalle scimmie.

Ai turbamenti iniziali, scaturiti dall’apertura del testamento del suo tutore e padre Attilio Dandolo, si aggiungono quelli riguardanti la fidanzata Odette, le cui origini sono così oscure da indurre il protagonista a credere che possa essere sua sorella.

A questo punto la questione esistenziale non tocca più il singolo ma la coppia e si amplifica al punto tale da generare una riflessione sulla condizione umana.

Lo scrittore veneziano, domiciliato a Ferrara dove poi è ambientata questa storia, ha documentato, passo per passo, l’evoluzione dell’umanità, partendo dal presupposto che ognuno sia degno di rispetto in quanto creatura di Dio.

Recensione
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