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Due poesie e sei racconti compongono la breve raccolta Esser futuro e passato di Alberto Gallotti in cui il vero protagonista delle vicende narrate è il Tempo che, come i rintocchi di un pendolo, segna il presente dei personaggi i quali – tradite le speranze e gli ideali del passato – fuggono da un futuro incerto, preferendogli il grigiore quotidiano.

In queste storie lo scrittore milanese adotta la terza persona, servendosi talvolta di un io narrante che è anche testimone dello svolgersi degli eventi, incentrati su gente comune – impiegati, contadini, un “semplice numero” – capace magari di gesti altruistici (“Angiolino, “Una storia che scivola via”) ma del tutto impreparata a gestire le passioni (“Un angolo di cottura”) a cui si oppone con la fuga.

Ed ecco in “Un matrimonio d’amore” un contadino respingere la donna amata, a lui superiore per estrazione sociale, per non deludere le aspettative della famiglia d’origine.

Il caso, nella sua imprevedibilità, sconvolge le esistenze consolidate di questi individui i quali finiscono per scindersi in un altro da sé, che si materializza nell’ombra, incarnazione del rimpianto per ciò che non è stato vissuto, come in “Una donna indeterminata” nel quale Iris, desiderosa della maternità al punto da concepire un figlio con un uomo di cui non è innamorata, verrà poi travolta dal sentimento per un altro.

Tali tormenti si stagliano sullo sfondo di una Natura mai così presente, di cui è simbolo nell’epilogo l’ulivo, immagine – nel suo divenire – di futuro e passato.
Recensione
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