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Fata Morgana. Incantesimi e idiozie di illusionisti, impostori e voltagabbana

Anche quest’ultima prova di Antonio Filippetti è un ritratto della situazione critica del nostro paese, condannato a un declino inesorabile di cui solo i politici e gli opinionisti di turno sembrano non aver preso atto.

Sebbene lo stato delle cose lasci ben poco da sperare, ciò non giustifica l’inganno ai danni dei cittadini, ormai sempre più rassegnati e chiusi nel loro privato da disertare persino le urne durante le campagne elettorali.

Nuovi condottieri, magari più giovani dei predecessori, si impegnano per conquistare la fiducia del pubblico affinando quell’arte della manipolazione in cui sono maestri, dato che i programmi e le soluzioni proposte sono inconsistenti se non identiche a quelle del passato.

Abili seduttori imperversano sulle reti televisive monopolizzando l’attenzione di chi, in questo teatrino dei soliti nomi, crede ancora che il miracolo si possa compiere. Ma di miraggi si tratta e, stando alle statistiche, nella nostra penisola si vive male al punto da essere costretti a cogliere al volo le opportunità che spuntano all’estero.

Filippetti denuncia una realtà sotto gli occhi di tutti ma non per questo meno allarmante: in un paese in cui il culto del calcio appare un ripiego estremo, come l’oppio, si procede per inerzia, trasportati da fugaci entusiasmi per il candidato dal messaggio più accattivante che puntualmente ci delude perché mira alla poltrona.

Che si legga poco, ci si perdoni il gioco di parole, poco importa perché il potere ci vuole stupidi come ebbe a dire Antonio Pascale in “S’è fatta ora”. E poiché il potere, e con esso la stampa più servile, non rinuncia mai alla retorica per abbindolarci, apprezziamo ancora di più la prosa fluida e chiara di Filippetti che, nell’esprimere un concetto, evita inutili giri di parole e affronta le questioni direttamente.

La modernità dei classici della letteratura (Dante, Leopardi, Moravia), l’abitudine a preoccuparci del futuro invece che del presente, i cambiamenti operati dalle nuove tecnologie nella sfera intellettuale, la Napoli raccontata dai giallisti e dai commissari, i tormentoni che affliggono la comunicazione mediatica sono alcuni punti su cui l’Autore si sofferma in un testo che accoglie nella sezione conclusiva i corsivi apparsi sulla testata “Arte & Carte”.

Mai come in questo caso, trattandosi di un libro che avvia il dibattito, la lettura è vivamente consigliabile per chiarirsi le idee e perseverare nello snobbare quei soloni che invece della verità hanno in mano un pugno di mosche.

Recensione
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