Servizi
Contatti

Eventi


Francesco Mastriani: un escluso

Nel suo stringato ma incisivo studio su Francesco Mastriani, Anna Gertrude Pessina si propone di superare i cliché cuciti addosso al popolare romanziere d’appendice, abilissimo nel sedurre i propri lettori con i suoi feuilleton di ambientazione partenopea.

Ed è stato il non sapere – o volere - uscire fuori dai confini di Napoli il limite della narrativa di questo scrittore, snobbato da quell’élite che lo ha relegato nel novero degli autori più commerciali.

Con uno stile accattivante la Pessina si sofferma sui pregi e difetti della produzione di Mastriani, la cui “poetica del cuore”, seppur gravata da demagogia e sentimentalismo, meriterebbe una rivalutazione quantomeno nell’ambito di una letteratura regionale e popolare.

Con obiettività l’Autrice dimostra che Mastriani, presentato erroneamente come uno scrittore di stampo verista e socialista, si appellava a una fantasia fervida che lo esentava, almeno in parte, dal condurre un’accurata ricerca sul campo, punto fermo dei naturalisti.

Lungi dal lasciarsi ingabbiare da criteri di oggettività che non gli si addicevano, il nostro mostrò una predilezione per i personaggi femminili, insediati nella loro virtù e costretti dalla miseria a piegarsi al vizio, da cui potevano redimersi solo espiando.

Di queste giovani “traviate”, orfane e spesso costrette a prostituirsi, vengono evidenziate le pulsioni sadomasochistiche che le rendevano facile preda di villain perversi e spietati.

Il volumetto diviene così un viaggio anche psicologico – non a caso la Pessina utilizza il termine transfert per definire il rapporto stabilitosi fra Mastriani e i suoi lettori – nel mondo, spesso frainteso, del creatore de “I vermi”, “Il mio cadavere”, “Le ombre” e altre opere, pubblicate a puntate sui quotidiani del periodo e poi cadute nell’oblio.

 

Recensione
Literary 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza