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Nell’Italia tra il secondo conflitto mondiale ed il dopoguerra sono state ambientate le vicende di molta narrativa italiana: si pensi ai “romanzi di formazione” di Giovanna Mozzillo (“La vita come un gioco”, “La signorina e l’amore”) che ripercorrono quel delicato periodo operando un’efficace osmosi tra ricostruzione storica e dialettica dei sentimenti.

Nello sfogliare le pagine di Giovane è la memoria della milanese Laurana Berra l’accostamento alla produzione della Mozzillo appare quasi inevitabile non solo per l’irrompere della Storia – le persecuzioni ai danni degli Ebrei – nel quotidiano (l’amicizia tra la timida protagonista e la vivace Malvina, costretta a fuggire, con l’appoggio della Preside, in piena notte per rifugiarsi in Svizzera) ma anche per l’ironia nel dipingere l’austero ambiente religioso e nel prendere le distanze dal credo fascista, “ingannevole” ideale a cui gli adulti (il pedante zio Giacomo) si conformano stolidamente.

L’ambientazione non è il Sud caro alla scrittrice napoletana ma il Nord di Como e Moltrasio, in cui l’Istituto di monache che ha accolto la giovane protagonista come educanda verrà sfollato a causa dei bombardamenti: su questo ridente sfondo prende vita una nutrita galleria di personaggi femminili – dalle inseparabili amiche della protagonista alla frivola zia Gemma fino alla cugina Matilde – la cui prorompente personalità si impone sui personaggi maschili, fanfaroni ma simpatici.

Parallelamente all’evoluzione intellettuale e psicologica della giovane protagonista la narrazione procede dalla terza alla prima persona per poi farsi indiretta quando è la scrittrice stessa a raccontare la sua protagonista in un commiato che è al tempo stesso un inno alla scrittura, rito magico che trasforma i ricordi in parole senza tuttavia restituire alla vita i momenti trascorsi.

Nell’epilogo, in verità un po’ forzato, si compie, dunque, il passaggio dal passato al presente e l’identificazione tra l’Autrice e il suo personaggio che, sin dall’infanzia, attraverso la lettura evade da un vissuto alquanto deprimente (la morte di entrambi i genitori, l’infatuazione non corrisposta per l’universitario Simone). Ne è scaturito un romanzo di ampio respiro, costellato di episodi divertenti (la gravidanza che la cugina Matilde porta avanti all’insaputa del padre) e di parentesi più drammatiche e concitate (il clima di caos durante la repubblica Sociale Italiana, le avventure di Nick, giornalista in missione per conto del servizio segreto americano) che si fondono in un sapiente incastro grazie all’esperta penna della Berra, a lungo redattrice per la Mondadori.
Recensione
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